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Questo articolo è stato pubblicato il 17 febbraio 2013 alle ore 03:37.

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Funambolo dello sguardo: raro, filamentoso, imbarazzato. Predatore della selvaggia freschezza. Obiettivo leggermente dischiuso - tra le colline nell'angolo nord-orientale di San Francisco (Downtown) - sconfitto (e indurito) dalle offese, amante della libertà. L'occhio fotografico di Travis Jensen è tutto questo. Una prova d'orchestra sui ripidi versanti di San Francisco, ma non solo. La sua missione è "catturare candid shots" (scene infinitamente reali) tra pendenze e cable car, alla ricerca di volti, passi e palpebre da fissare per sempre. Su retina, rullino, asfalto, ovunque, purché la vita velenosa di San Francisco abiti tutta lì, dentro quel pugno.

Jensen sostiene di essere "nato per questo": da adolescente trascorreva le giornate sullo skateboard. Lo ha messo via quando il suo corpo è entrato in segreta combustione con la macchina fotografica: oggi, la passione per la fotografia è il lasciapassare urbano di Jensen, adottato da una San Francisco ruvida e argillosa, che lo ha messo in contatto con un nuovo mondo. Dalla prigionia del dover essere delicati a tutti i costi all'estraneo senso di smarrimento nelle vite degli altri.

Dalle parti di Tenderloin, il quartiere di San Francisco più ingarbugliato, il fotografo di strada è un fantasma, una corrente d'aria: passanti, turisti e commercianti lo riconoscono ma non si fanno spaventare. Quasi come un'ombra umana o una protesi, il suo obiettivo sfila in mezzo al (piccolo) mondo, e se ne va. Rispettoso.

Al canale Kayo Tv, l'artista ha dichiarato: "Trascorro almeno otto ore della giornata passeggiando, per intercettare un movimento spontaneo e fotografarlo. Non torno a casa senza aver prima trovato quello che cerco. E' un'operazione davvero complessa: si tratta di 'tempo', dopotutto. L'artista ingaggia regolarmente una lotta contro il tempo. E' un po' come aspettarsi l'inaspettato". Da Chinatown a North Beach, da Fisherman's Wharf a Haight-Ashbury: per Travis Jensen il lavoro è una coperta che riscalda. Qualcosa di elettrico dove la parola "artificio" non esiste. Non può più esistere.

La fotografia di strada segue il tempo e la moda del contemporaneo. Così le stampe di Jensen sono destinate a diventare t-shirt o lucidi flani da incollare allo skate. Il suo sito web è ormai un punto di riferimento per San Francisco, un pozzo attraverso il quale è possibile specchiarsi e ritrovarsi. Banchieri, senza dimora, poliziotti, banditi. Grovigli di strade, bus, edifici e semafori. Lo scatto di Jensen è il chiodo piantato con amore sul muro del tempo.

Una serie di monografie e di raccolte rende omaggio al talento di questo ragazzo che sa ancora guardare le stelle: Wish You Were Here – San Francisco Street Snaps somiglia ad una cartolina in bianco e nero realizzata in collaborazione con la catena Whole Foods Market San Francisco, Franklin. Mescola chiasso e silenzio urbano con il contagio tecnologico di un iPhone 4 e l'applicazione Hipstamatic. In particolare, per questo progetto l'autore ha preferito utilizzare le cosiddette John S. Lens ed il Blackeys Supergrain Film combo. Ad aggiungersi alla scia di pubblicazioni, iSnapSF Field Journal, un diario di 1.000 immagini il cui ricavato è un tributo ai bisognosi di strada; Nevada Bound: A Six Day Desert Road Trip, 1.600 miglia on the road esplorando il deserto; e Tenderloin USA, che documenta, in rigoroso bianco e nero e con taglio da reporter, la vita agra del quartiere di Tenderloin. In mezzo, scorrono facce: da Mid-Market Street a Powell and Market, fino a Civic Street e Milwakee.

Fotografare, per Jensen, è un atto civico. Ogni ruga, vetro, abbraccio risuona nel circo della vita, sotto l'amplesso di una scala reale giocata con la sigaretta in mano. Un circo di strada dove un uomo in carrozzina, senza gambe, può finalmente posare il suo sguardo nel sonno, e nel sogno.

http://travisjensenphoto.com

http://instagram.com/travisjensen

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