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Questo articolo è stato pubblicato il 22 marzo 2013 alle ore 11:25.

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Satiro e menadi. Dalla casa dei rilievi dionisiaci, Ercolano, Primo secolo d.C.Satiro e menadi. Dalla casa dei rilievi dionisiaci, Ercolano, Primo secolo d.C.

La mostra più attesa dell’anno, in riva al Tamigi, a quanto pare ci riguarda: s’intitola «Life and Death in Pompeii and Herculaneum», riunisce una selezione senza precedenti, almeno per il mondo britannico, di opere d’arte e oggetti di vita quotidiana rinvenuti nell’area archeologica vesuviana, avrà come sede, dal 28 marzo al 29 settembre, nientemento che il British Museum.
La stampa inglese ne parla già da settimane, con un clamore che un po’ stride con il clima di grande incertezza che, in Italia, si percepisce a proposito dei siti sepolti dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Una mostra da record
La mostra della Capitale inglese sembra avere davvero i connotati dell’eccezionalità: è la prima volta che il British Museum dedica un’esposizione temporanea all’area vesuviana. Si tratta del più grande evento sul tema che si tiene a Londra da quarant’anni a questa parte: raccoglie 250 reperti, in gran parte frutto di scoperte recenti, mai usciti dal nostro Paese o addirittura mai esposti in precedenza. L’Italia la sua parte l’ha fatta eccome. Lo dice chiaro e tondo Neil MacGregor, direttore del British Museum: «Sarà una delle mostre di punta del 2013, resa possibile grazie alla collaborazione con la Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei che ha significato prestiti assai generosi di oggetti preziosi provenienti dalle loro collezioni, alcuni dei quali non hanno mai viaggiato prima». Da quello che si apprende, la Soprintendenza campana ha prestato praticamente a titolo gratuito i reperti in questione. Una specie di «investimento» in visibilità e prestigio che sotto il Vesuvio di certo non fa male, dopo la stagione dei crolli cominciata nel novembre 2010.

Protagonista la vita quotidiana
Due le particolarità espositive della mostra londinese: i riflettori puntati sulla vita quotidiana di duemila anni fa piuttosto che sulle testimonianze artistiche; il fatto che il nome della spesso trascurata Ercolano, sin dal titolo, possegga una volta tanto la stessa enfasi di Pompei. Trai reperti esposti, troviamo rilievi in marmo finemente decorati, pannelli in avorio intagliato in legno e oggetti venuti alla luce con i recenti scavi nelle condotte fognarie di Ercolano effettuati nell’ambito dell’Herculaneum Conservation Project della Fondazione Packard. C’è il mosaico del «Cave canem» proveniente dalla casa pompeiana di Orfeo. C’è un’attenzione al ruolo della donna lontana dai tradizionali luoghi comuni sulla romanità: si veda la pittura parietale pompeiana che ritrae il fornaio Terenzio Neo e sua moglie alle prese con materiali da scrittura, «strumenti» di alfabetizzazione e cultura. Stessa posa per i due: segno che in bottega dovevano essere almeno considerati alla pari dalla clientela.

Il mobilio ercolanese
Direttamente da Ercolano arrivano poi pezzi di mobilio in legno, carbonizzati dalle alte temperature della cenere che colpì la città nel 79 d.C. Un particolarissimo «set d’arredamento» che comprende una cassapanca, uno sgabello intarsiato e una panca da giardino. Ma probabilmente il pezzo più sorprendente è l’antica culla che ha ancora facoltà di dondolare. Saranno esposti anche alcuni dei celeberrimi calchi delle vittime dell’eruzione provenienti da Pompei. C’è una famiglia composta da due adulti e due bambini che, al momento dell’eruzione, si stringevano l’uno all’altro sotto le scale della loro domus. Il calco più famoso offerto agli occhi del pubblico è senza dubbio il cane agonizzante, metafora perfetta di quanto avvenne ai piedi del Vesuvio duemila anni fa.

«Life and Death in Pompeii and Herculaneum»

Londra, British Museum, dal 28 marzo al 29 settembre 2013

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