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Questo articolo è stato pubblicato il 28 luglio 2013 alle ore 08:41.

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E adesso danzano anche i robot, come asserisce l'ultima creazione della spagnola Blanca Li. Da Montpellier, il suo Robot! è passato subito a «Civitanova Danza», portando con sé la stessa allegria suscitata in Francia. Del resto, nella prima giornata del festival marchigiano, giunto al suo ventesimo genetliaco con un nuovo assetto, lo sfolgorante spettacolo per otto danzatori, altrettanti Nao robot umanoidi (ma non solo), ha rappresentato una nota di colore, liberatoria forse: il picco pop e sorprendente dopo l'algido Pinocchio leggermente diverso, creato da Virgilio Sieni per il non vedente Giuseppe Comuniello, e l'alzata di capo piena di una grazia acerba ma sincera di Masako Matsushita (coreografa pesarese!) con mamma a fianco in De Visu in Situ Motus. La ricerca della meccanicità non è una novità, nella danza, almeno sin dal 1870, quando debuttò la semovente bambola Coppelia di Arthur Saint-Léon. Ma Robot! s'interroga, senza troppi retro pensieri, sulla tecnologia odierna, sugli oggetti sempre più «viventi» che ci circondano e si dà risposte semplici e divertite. Otto danzatori, all'inizio, e uno in particolare, sono catturati da laser: ci mostrano il corpo interiore, le viscere, il cuore, lo scheletro. Siamo poi idealmente agli albori di una ginnica civiltà in apparente nude look: tutti sfilano e si accoppiano davanti a meravigliose chincaglierie che poco alla volta scopriremo musicali.
L'apparire dei Nao – invenzioni del gruppo giapponese Maywa Denki – fa sì che anche i ballerini si tramutino in esseri artificiali, in tuta, asserviti all'irrefrenabile e ripetuta isteria dei gesti quotidiani. E c'è addirittura identificazione coi quattro robot finti che vagamente ricordano gli scafandri creati da Picasso per Parade. Nascosti dal metallo e con sagome di mani colorate, questi corpi sono, però, assai meno inventivi: si mostrano, traballano, e così alimentano la buffa passerella tecnologica che qui si ammanta di vaga ironia. Tra proiezioni nere di ideogrammi criptici o di congegni a orologeria, il ritmo dello spettacolo sale e scende sino a un cammeo intimista: una danzatrice in estasi e un Nao robot sporcaccione. Infine i bravi interpreti riacquistano il nude look iniziale, ma la libertà dei gesti è ormai intirizzita. Per fortuna gli strumenti musicali, su sfondi coloratissimi, catturano gli sguardi: sono grandi eliche assemblate chissà come, fisarmoniche a palloncino, una chitarra sventrata all'ingiù che batte le mani come due marionette collegate a una grancassa, e una magnifica abat-jour-xilofono. Quando tutto sembra (para) normale, in scena resta il più minaccioso dei Nao robot: ammiccante con i suoi occhi rosso brace ci dice che sarà lui il futuro. Nel presente, Robot! ha materiale da vendere: non per una ma per tre coreografie. Blanca Li si conferma artista bulimica e bizzarra, e coreografa didattica, ignara del potere della sintesi; calibrare le sorprese è stata, però, la fortuna dei Momix...
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Robot! Blanca Li con il gruppo Maywa Denki al Teatro Rossini, poi in tournée europea. Civitanova Danza 2013 continua sino al 15 agosto

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