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Questo articolo è stato pubblicato il 23 agosto 2013 alle ore 07:02.

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Papà è ingroiano. Un bel problema, visto che ultimamente le volte che io e papà ci incontriamo finisce che si parla di questa disputa Travaglio-Fiandaca. Papà fa l'avvocato. Mio fratello pure fa l'avvocato. Nelle polemiche tipo questa, dove il diritto la fa da padrone, a me, tra papà e mio fratello, tocca la parte del profano, dell'uomo della strada, dello scemo del villaggio. Reagisco ipercorreggendo: mi schiero dalla parte dell'esperto, del tecnico, del professore, quindi qua sto con Fiandaca. Papà mi guarda con gli occhi sfottenti, «ma tu sei scemo».

Nello stesso studio di mio padre c'è mio fratello, un invasato. Non fa l'avvocato come le persone normali, lui custodisce il tempio. «Il legislatore», mi diceva ai tempi dell'università, quando dividevamo la stanza per dormire e studiare, «il legislatore ha previsto tutto». Io lo scansavo come si scansano i mormoni quando t'avvicinano per strada. Poi ogni tanto, per fare una pausa dai libri, lo provocavo: ma in che senso ha previsto tutto, scusa? E lui, che aveva il tono calmo della fede, manco alzava gli occhi dalle sacre scritture e mormorava la risposta come se stesse recitando il rosario: «Nel senso che ha previsto pure che tu mi facessi questa domanda cretina». Io abbozzavo, che dovevo fare, cosa si fa coi pazzi? Il legislatore, ma chi è questo legislatore? Uno che gli telefoni e lui ti dà la sequenza under/over per giocartela alla Snai? Io facevo filosofia. Peggio ancora: m'ero fissato con gli esistenzialisti. Siamo gettati nel mondo, viviamo per la morte, che vuoi prevedere? E niente, mio fratello dormiva abbracciato al Codice civile commentato. Ogni tanto parlava nel sonno, cose tipo: «Questo è il libro delle risposte». Io lo svegliavo: guarda che dici frasi alla Coelho. Lui si stropicciava gli occhi, ripigliava in mano il codice come fosse stata una medicina da comodino: «Qua c'è scritto come ci si deve regolare su tutto, cose pratiche, decise da uomini per altri uomini, la norma per l'uomo non l'uomo per la norma, i casi, le possibilità, le deroghe». Per me aveva un disturbo del sonno. Poi la mattina apriva l'altro codice, quello penale, e ricominciava con queste sue pacate concioni da frate laico: «È una scienza, capisci? Si deve studiare come una scienza, se non lo studi come una scienza è meglio che non lo studi, il diritto».

Papà era un comunista di pancia, con la tessera, le riunioni di sezione. È rimasto fermo là, un poco nostalgico. E allora ogni tanto, per accendere la lite, gli dico: ma vedi che se sei un comunista non ti puoi permettere di essere un nostalgico, il sol dell'avvenire, le magnifiche sorti e progressive, che cos'è questa difesa dell'esistente? Papà dice: «Dai sessant'anni in poi il partito autorizza a essere nostalgici», e vota Ingroia, che almeno sta con i comunisti.

Ingroia fa simpatia pure a me. È solo che qua, in questa famiglia di gente che maneggia i codici, devo essere hardcore quanto loro, dimostrare un carattere pratico: alla fine mi sono laureato su James, un filosofo pragmatista, gli americani, gli analitici, guerra ai maledetti continentali. E allora vado allo studio di papà: devo stampare una cosa, gli dico. «E stampa, certo, stampa, ché se sei venuto a stampare qua dev'essere una cosa lunga». E infatti voglio stampare il saggio di Fiandaca su questa storia della trattativa Stato-mafia. Dico a mio padre: senti, me lo leggo qua, e poi te lo lascio, così te lo leggi pure tu. Papà non mi dà sazio: «Sei un picciriddo, sei. Io ho studiato a Palermo, che ti credi? Sul manuale suo, di Fiandaca. Lo so chi è Fiandaca. Un luminare, un professorone». Da quando c'è Ingroia in politica non lo capisco più: Fiandaca è un luminare, lui ha studiato sui suoi libri e ora manco se lo vuole leggere. «Che mi può dire uno così? Mi tira fuori le fonti? Mi riempie fogli di tecnicismi, di verità processuali? Sic stantibus rebus? E che me ne faccio?». Ma come che te ne fai, papà? Mi guarda con gli occhi da mormone di mio fratello e io capisco il dna senza sapere né chimica né biologia. «Mario», mi dice, «Ingroia sa». E mi lascia sulla macchina delle fotocopie un libro di Ingroia che proprio s'intitola Io so.

Il saggio di Fiandaca che sto stampando manco ce l'ha un titolo. Esce come articolo sull'Annuario di scienze penalistiche, e poi per giunta viene ripreso da Il Foglio, che nessuno li vorrebbe per amici quelli del Foglio e invece a Fiandaca gli sono rimasti solo questi. Io so contro Annuario 2012 di scienze penalistiche, ma dove voglio andare? Pure tu sai, mi ripeto come uno Jedi, sai di non sapere: ora ti metti qua e ti fai un'opinione documentata, che le opinioni hanno senso solo se sono documentate, ad argomentare siamo bravi tutti, soprattutto papà, che è avvocato, quindi tu adesso leggi tutto e poi come Santi Licheri ti ritiri per deliberare.

E invece mi distraggo, Fiandaca m'aiuta poco, scrive cose tipo "lumeggiare", ed è lungo, mamma quante pagine che ho stampato, sul Foglio era scritto piccolissimo. Non finisco manco un rigo, nella pancia ho la smania di schierarmi e di avere ragione. Dopo dieci minuti mi alzo, vado nella stanza di mio fratello. Mi serve un alleato, un patto da stringere preventivamente, non importa che Fiandaca abbia ragione o torto: mi scopro un fanatico dell'antifanatismo, mi interessa solo intaccare il fanatismo di papà.

Solo che da Meister Eckhart non c'è speranza: busso, entro e mi siedo sulla sedia su cui lui fa accomodare i clienti. A me però non lo dice di accomodarmi, continua a lavorare. Gli chiedo che idea si è fatto. «Di cosa?», mi fa lui. Di questa polemica Travaglio-Fiandaca, l'hai sentito che ne stavamo parlando con papà. «Tu quanti peli nel culo hai?», mi domanda lui. E che ne so, che c'entra, gli dico alzando già la voce. Lui è serafico come sono serafici i pazzi quando delirano. «Il legislatore lo sa». Il legislatore sa quanti peli nel culo ho io? «Non è che lo sa», mi dice il posseduto, «è che ha previsto quanti ne dovresti avere». Esco prima che mi proponga di mettermi a pecora e contarli a uno a uno, scoprire che sono in eccesso e procedere con l'obbligatorietà dell'azione penale. Torno nello sgabuzzino delle fotocopie, mi rimetto a leggere Fiandaca.

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