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Questo articolo è stato pubblicato il 25 ottobre 2013 alle ore 16:15.
L'ultima modifica è del 25 ottobre 2013 alle ore 18:42.

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«Nel '54 o nel '55 lasciata la politica venne la rivoluzione dell'arte, "la macchia". Fummo presi per pazzi…» Così, in poche parole, Giovanni Fattori rievocava buona parte del suo percorso artistico. Da pittore "di battaglie", di tono risorgimentale, il livornese era diventato uno dei più noti esponenti dei Macchiaioli, il celebre gruppo di artisti che avevano come quartier generale lo storico Caffè Michelangiolo di via Larga (oggi via Cavour), a Firenze. Movimento che ricordava l'impressionismo francese e che rappresentava la più interessante avanguardia italiana di quegli anni.

In quel periodo, Fattori sviluppò uno stile che non avrebbe mai del tutto dimenticato né abbandonato, neppure negli ultimi anni di vita quando, alla macchia toscana "per arma e per bandiera"(secondo la famosa definizione del critico Diego Martelli), subentrò una sensibilità nuova, più vicina al Naturalismo. Stile che, per altro, al pittore livornese, così attento al paesaggio della sua regione, non poteva risultare estraneo.
A Fattori, Gam Manzoni, Centro Studi per l'Arte Moderna e Contemporanea di Milano, dedica una mostra in programma dal 25 ottobre al 21 dicembre. Una rassegna di 40 opere, alcune delle quali mai esposte prima in pubblico, tutte provenienti da importanti collezioni private come, per esempio, quella del milanese Giacomo Jucker o del genovese Mario Taragoni. Una serie di quadri realizzati tra il 1860 e il 1905 circa, ovvero in quella seconda parte della carriera dell'artista che rappresenta il periodo della sua piena maturità creativa e stilistica.

I temi dei quadri sono quelli classici della pittura di Fattori: dai militari ai paesaggi maremmani. I soldati, ritratti senza accenti retorici, sono i protagonisti di opere come "Passaggio del Mincio" e "Militari al bivacco". E ancora il bellissimo "L'appello dopo la carica", grande, drammatico affresco che, con una gamma di colori ridotta, trasmette la tensione della battaglia e la stanchezza degli uomini che tornano dopo l'assalto, i cavalli feriti o senza più nessuno a condurli, in mezzo ad una natura arida, quasi spettrale, muta testimone della lotta appena conclusa.
Non mancano, poi, i dipinti che hanno per soggetto la natura, come " Bosco di San Rossore" che pare davvero una tela impressionista. I famosi paesaggi dell'amata Toscana di "Case della campagna livornese", "Pinete di Tombolo" oppure "Pascoli a Castiglioncello".

In altre tele ancora spiccano gli abitanti di questo mondo agreste, ai quali l'artista sembra essere perfino più interessato che all'ambiente che li circonda. Uomini e donne, protagonisti di opere come "Lupo di mare" e il bucolico "Contadina nel bosco" che apre la rassegna. Ma anche animali, tra i quali i paciosi bianchi buoi, i cavalli e gli asinelli. Senza dimenticare il ritratto di Silvestro Lega, altro grande esponente dei Macchiaioli, che dipinge seduto sugli scogli, figura sfocata, davanti all'azzurro del mare. Fino al magnifico pastello del 1900, intitolato "Incontro fatale", che mette insieme due delle grandi tematiche di Fattori. Ad incontrarsi, sulla tela, sono una infatti mandria di bufali e una guarnigione di soldati, soggetti di tante opere dell'artista livornese che, per la prima volta, decide di ritrarre insieme, quasi a voler realizzare un compendio di tanti anni di pittura.

Giovanni Fattori
Capolavori da collezioni private
GamManzoni Milano. Dal 25 ottobre al 21 dicembre

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