Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 27 ottobre 2013 alle ore 08:28.

My24

È molto raro che un filosofo dell'arte conosca l'oggetto di cui si occupa, secondo un'attitudine che è stata spesso rimproverata anche ai filosofi della scienza. Uno studioso di estetica frequentemente formula il suo pensiero sulla base dei classici ed evita il contatto con le espressioni contemporanee, quasi a non farsi turbare dai dubbi che queste potrebbero suscitare attorno alle sue teorie. Uno degli insegnamenti fondamentali che abbiamo avuto da Arthur Danto, nato nel 1924 e morto questa settimana, è che invece si deve essere attenti allo sviluppo delle discipline artistiche, il fare oltre al pensare, come attestano gli articoli che pubblicò su «The Nation» tra il 1984 e il 2009.
La sua sopportazione aveva un limite, però, e non esitò a lamentarsi, anche se in termini raffinati, delle incoerenze interne al concetto di opera e degli aspetti corrotti del sistema dell'arte. Fu anzi il primo a descrivere questi ultimi, per fortuna senza la rabbia che connota chi se ne sente escluso. Il suo articolo dedicato a «The Artword», pubblicato nel 1964 sul dotto «Journal of Philosophy», rappresentò l'inizio di quella che più tardi sarebbe stata definita Teoria istituzionale dell'arte. Questa posizione fu ripresa a vari livelli e in diversi periodi storici da George Dickie, Howard Becker, Maria Lind, tra gli altri, nonché riformulata in Italia da Achille Bonito Oliva nel suo Arte e sistema dell'arte del 1975, tanto da diventare un paradigma da cui è difficile uscire. Spiegata meglio dallo stesso Danto nel suo La trasfigurazione del banale (1981), essa sostiene grosso modo che un oggetto può dirsi un'opera d'arte solo se ha un soggetto, il quale viene espresso formalmente secondo uno stile e deve riguardare un contenuto, ovvero avere una "aboutness" precisa riguardo a un tema rilevante e non casuale. Infine, l'oggetto che aspiri a essere un'opera deve essere aperto a interpretazioni e comunque sottoporsi alla visione da parte del pubblico, che significa non farlo restare chiuso in uno studio e sottoporlo alla considerazione di un pubblico sia specializzato sia vasto. Dalla recezione da parte del pubblico dipende l'ultimo giudizio, che ovviamente può cambiare nella storia al mutare dei contesti sociali e culturali.
Danto fu ossessionato, in tutto questo, da due aspetti che rendono peculiarmente relativo il destino dell'opera: il cambiare delle condizioni in cui questa viene percepita, da un lato, e dall'altro il venir meno di qualsiasi caratteristica tecnica dirimente, come si evince da capolavori senza manualità come le Brillo Boxes di Andy Warhol. Questo lo spinse a sostenere che la profezia di Hegel sulla morte dell'arte si sta avverando: dopo un'epoca in cui l'arte era imitazione e una in cui era specchio di una ideologia, in tempi post ideologici "anything goes", tutto va bene. Nemmeno una narrazione di alcun tipo risulta necessaria e l'attenzione al bello resta un puro esercizio retorico. Di qui ciò che il teorico cresciuto a Detroit definì la «destituzione filosofica dell'arte» e anche «l'abuso della bellezza», cioè la perdita dell'ultimo baluardo verso un discrimine tra arte e non-arte.
Solo nel suo ultimo libro, tradotto recentemente in italiano, interrogandosi ancora sullo statuto della disciplina, Danto sembra aver capovolto e risolto l'aporia che egli stesso aveva aperto nel 1964: esisterebbe un nocciolo di assoluto, nelle opere migliori, che le salva dalla relatività temporale e le rende interpreti privilegiate della condizione umana. Chiave di questo nocciolo resterebbe l'"aboutness", la capacità di porsi un tema importante e di trattarlo in modo incisivo, possibilmente interculturale e non troppo soggetto allo scorrere del tempo. Riflessione senile? Forse. Ma viene dal più influente pensatore sull'arte del XX secolo. Professore emerito della Columbia University a New York, resterà uno dei grandi maestri per noi tutti. Persino la sua capacità di cambiare idea, partendo dallo scetticismo per ritornare a credere nel pensiero e nelle sue espressioni, rimarrà memorabile.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimi di sezione

Shopping24

Dai nostri archivi