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Questo articolo è stato pubblicato il 30 novembre 2013 alle ore 17:23.

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Il recente best seller del professor Fabio Macaluso sul diritto d'autore – "E Mozart finì in una fossa comune" (per i tipi di Egea) contiene una prefazione di Aldo Grasso nella quale il celebre critico "copia" da un suo precedente scritto. «Situazionismo allo stato puro!» commenta l'autore, da sempre estimatore di Frank Zappa e del gonzo più spinto.
A dire il vero Macaluso è anche un avvocato di grido nonché docente bocconiano, espertissimo di copyright.

E siccome costui è pure un tipo spassoso, il salto verso una saggistica dai tratti definitivamente romanzati ("per avvicinare anche i profani all'argomento", si sarebbe detto una volta, quando la profanità contava ancora qualcosa) è quasi obbligato. Ne esce un volume godibile, a tratti nocivo, decisamente attuale. Nocivo, sì. Perché chi vive su internet, oggi, non può ignorarlo. E non ignorandolo si scopre che il cosiddetto "popolo della rete" («definizione oscena!», secondo Macaluso) vìola continuamente la legge. Anzi, vive nell'impunità più irrefrenata. Il libro prova a farglielo capire: «Per esempio - spiega l'autore - a chi scarica illegalmente i giornali, racconto la storia del povero edicolante che dovrà chiudere, piuttosto che quella dei giornalisti che stanno segregati nelle loro redazioni dorate…». Un volume civico, oseremmo dire. Nel quale la continua dialettica tra creatività e tutela commerciale della stessa provoca dubbi, speranze, sensi di colpa e stimoli cerebrali non da poco. Ottimo Macaluso, che, dopo questo esordio coi fiocchi, su un noto network sociale, è andato asserendo: «Sto scrivendo il mio secondo libro, che è una fiction. Ci ho preso gusto...».

E veniamo ad Aldo Grasso, che nella prefazione al tomo, scrive: «Questa nostra società variamente descritta, e giustificata, come postmoderna, neobarocca, spettacolare, virtuale, falsa, vive sostanzialmente sulla citazione. La citazione è insieme lo strumento e la nota dominante della società della sostituzione: in un'epoca dove tutto è già stato detto e visto non ci resta che procedere nella combinazione di nuove figure, assemblando spezzoni di frasi e sequenze…». Mitico Aldo Grasso, che copia se stesso (per la precisione un noto articolo del 2010 in cui parlava delle gag copiate del comico Luttazzi). Inoltre, pare che lo stesso testo del grande critico sia stato "rubato", qualche anno fa, come prefazione di uno scomodo libello underground di cui nel frattempo si sono perse le tracce. L'attacco del pezzo suonava più o meno così: «Alzi la mano chi non ha mai copiato!». «Nessuno, a questo punto…» sentenzia un sempre più affranto Macaluso.

Fabio Macaluso
E Mozart finì in una fossa comune – Vizi e virtù del copyright

Egea, Milano, 2013
Euro 16,00
pp. 182

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