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Questo articolo è stato pubblicato il 31 gennaio 2014 alle ore 10:40.
L'ultima modifica è del 01 febbraio 2014 alle ore 18:04.

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Gli occhi grigi sognanti, languida e sensuale, la spalla sinistra ruotata in avanti giusto per poter guardare dritto in faccia allo spettatore. Lei è la "Ragazza col turbante", uno tra i capolavori di Johannes Vermeer, più nota al grande pubblico come la "Ragazza con l'orecchino di perla" come dal libro di Tracy Chevalier e dall'interpretazione cinematografica di Scarlett Johansson.

Fanciulla misteriosa, su un fondo nero, quasi tridimensionale, si volge al pittore che la ritrae alla luce di un interno mischiando sapientemente l'arco del naso al rosato della gota. In capo un turbante azzurro e giallo ocra, mentre a brillare, appena sopra un candido colletto, le luminescenze d'incanto di una perla a goccia. E proprio sulla perla sovviene la lezione italiana del grande Piero, con l'uovo misterioso sospeso al centro della conchiglia della grande Pala di Brera (Piero della Francesca, Sacra Conversazione, 1472-74 )

Non è dato sapere se la giovinetta fosse la figlia dell'artista (ne ebbe 14, lui protestante convertito al cattolicesimo per sposare una cattolica) o solo la servetta di questo pittore e locandiere, figlio di un mercante d'arte, che come Marcel Proust intuì fra i primi, con sorprendente scarto si porrà ben al di sopra della già nutrita schiera d'eccelsi artisti della scuola di Delft.

Quel che è certo è invece il potere ammaliante di questo piccolo tronie, un concentrato di bellezza ideale, di moti interni ed indomite emozioni che si condensano nel non detto delle dolci labbra appena socchiuse, per travalicare il tempo fino all'eterno.

Pittura di fuga dal frastuono e intimissima quella di Vermeer, fatta di giovani intente a suonare, a scrivere (le donne d'allora in Olanda erano fra le più istruite del tempo), quasi sempre come sorprese in interni dalla luce soffusa, scandagliate dal pennello fin nelle più recesse profondità dell'animo, e così rese interpreti uniche "dell'universale" e fissate secondo le linee imperscrutabili del fascino imperituro.

La mostra La ragazza con l'Orecchino di perla, il mito della Golden Age, da Vermeer a Rembrandt, oltre al celebre dipinto ha portato nello stupendamente restaurato Palazzo Fava di Bologna, fino dall'8 febbraio al 25 maggio, sempre di Vermeer, il dipinto dall'impronta e costruzione tutta italiana "Diana e le sue ninfe".

E ancora di Pieter de Hooch la composizione d'esterno di "Uomo che fuma e donna che beve in un cortile". Un altro orecchino di perla campeggia nel bellissimo "Donna che scrive una lettera" di Gerard de Borch, mentre, vero gioiello in mostra, ad emergere dal fondo libero e candido è "Il cardellino" di Carel Fabritius.

E ancora alcuni capolavori di Rembrandt fra cui il bellissimo "Canto di lode di Simeone", mentre nella sezione dedicata ai paesaggi si segnala la "Veduta di Harleem con campi di candeggio", di Jako van Ruisdael.

La mostra, che in occasione del restauro del Museo Mauritshuis dell'Aja ha viaggiato da Tokyo a Kobe a Philadelphia e New York, approda a Bologna come unica tappa europea, è curata da Marco Goldin. Il catalogo è di Linea d'ombra.

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