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Questo articolo è stato pubblicato il 06 febbraio 2014 alle ore 18:29.
L'ultima modifica è del 06 febbraio 2014 alle ore 18:31.

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Il quadro attribuito al pittore Henri Legér (1881 1955) e ora trovato falso grazie alle analisi di fisica nucleareIl quadro attribuito al pittore Henri Legér (1881 1955) e ora trovato falso grazie alle analisi di fisica nucleare

Ride bene chi ride ultimo, sembra questa la morale di una curiosa vicenda che ha messo insieme, nella caccia alla verità, due istituzioni fra le più prestigiose che l'Italia abbia: L'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) per la parte scientifico tecnica e la Peggy Guggenheim Collection di Venezia per la parte artistica.

La vicenda si può riassumere in questi termini: dopo vari decenni di tentativi ora, finalmente, si ha la sicurezza: il quadro del pittore Fernand Léger, della serie Contraste de Formes, realizzata tra il 1913 e il '14, di proprietà della Collezione e comprato dalla stessa Peggy Guggenheim, è falso. E tutti ne sono contenti, a iniziare da Philip Rylands, direttore della Collezione Peggy Guggenheim, che ha dichiarato "Dopo circa quarant'anni di incertezze e dubbi sull'autenticità dell'opera, sono felice che grazie alle tecniche di ricerca sempre più avanzate, sia stata finalmente raggiunta oggi una certezza.". Fin dagli inizi degli anni '70 il quadro aveva suscitato dubbi sulla sua autenticità a seguito di un'affermazione dell'esperto inglese su Léger, Douglas Cooper.

Per l'altro attore di questa vicenda, l'Infn, Pier Andrea Mandò direttore della sezione di Firenze ci dice divertito: «Il falsario mica poteva pensare che oggi come oggi grazie alla fisica nucleare noi si riesca a capire che quel quadro è stato dipinto dopo la morte del pittore, avvenuta nel 1955». Complice degli scienziati, e degli storici dell'arte, è stata nientemeno che la Guerra Fredda che, nel periodo fra il 1955 e il 1980, con un massimo attorno agli anni '60, ha prodotto l'esplosione di molte bombe atomiche e nucleari, sia in superficie che sottoterra.

Queste hanno sparso nell'atmosfera quantità enormi di neutroni che hanno, a loro volta, aumentato la quantità naturale di Carbonio radioattivo che è nell'atmosfera. Questo elemento, che abbiamo anche noi nel nostro corpo a livelli estremamente bassi, è radioattivo e quindi è possibile rivelarne la presenza e capire «quanti anni ha». Nel nostro caso non occorre neppure fare questo, semplicemente prima del 1955 questo grande eccesso di radiocarbonio non c'era nell'aria e tantomeno per terra, basta quindi vedere quanto ce n'è.

Gli scienziati si sono basati su questo e hanno analizzato un frammento minuscolo della tela del presunto quadro di Léger, pochi millimetri quadri. Prima lo hanno trattato riducendolo a una micro pastiglia di 1 milligrammo, poi lo hanno introdotto in un acceleratore di particelle vero e proprio usato per questi studi di datazione e altro, e infine lo hanno bombardato, strappando letteralmente gli atomi, ionizzati, di radiocarbonio dalla pastiglietta. Risultato: ce n'erano troppi, quindi il cotone con cui era stata fatta la tela aveva respirato l'aria piena di radiocarbonio dei primi anni '60, ma il povero Léger era oramai nel mondo dei più da qualche anno.

«Se per assurdo fosse stato dipinto su tela sintetica o su una tela vecchia di qualche anno non avremo scoperto un bel niente», conclude Mandò che, con la sua squadra di Firenze costituisce un insieme di investigatori del passato alla Sherlock Holmes, che ha già sbugiardato finte reliquie Francescane nel 2007 e datato tantissimi pezzi in archeologia, un aiuto insostituibile per chi tenta di ricomporre il lontano passato. Lo studio, condotto assieme all'Università di Ferrara, è pubblicato sulla rivista scientifica "The European Physical Journal Plus"(EPJ Plus).

Il tutto sembrerebbe forse un episodio un po' strano di questi tempi, se si pensa che se il quadro in questione fosse vero, la Collezione ne ha altri due «buoni», come dicono gli esperti, potrebbe valere una decina di milioni, ma evidentemente nel museo veneziano vale di più la correttezza nei confronti del visitatore che il denaro. Infatti quel quadro non è mai uscito dai magazzini, e questo non ha prezzo.

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