Domenica

I segreti di Zelbio e le piccole cose della vita

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I segreti di Zelbio e le piccole cose della vita

Sono arrivato a Zelbio, un borgo di duecento anime che si affaccia sul lago di Como, a tarda sera dopo sette chilometri di tornanti. Mi ha condotto quassù a ottocento metri sopra il livello del mare tra grotte e boschi di castagni, poco sotto il Pian del Tivano dove d'inverno si fa sci di fondo, Armando Besio, animatore della rassegna «incontri d'autore su quell'altro ramo del lago di Como» che riecheggia il manzoniano ramo di Lecco. Sono venuto per presentare Promemoria italiano e me ne sono tornato a valle convinto di avere conosciuto uomini, donne e cose di un fazzoletto di terra che custodisce i segreti di una piccola Italia da preservare. Ripercorro con la testa il film della serata. All'uscita dall'oratorio l'incontro con Pino Sorbini, figlio e successore di Paolo, il farmacista di Montepulciano che all'inizio degli anni Settanta accontenta il parroco di Zelbio, don Mosè Pertusini, e trasferisce qui la sua Enervit. Pino mi saluta come se ci conoscessimo da sempre e mi dice: «Siamo a un'ora dalla Brianza che per me è la capitale d'Europa, abbiamo una nostra personalità perché la gente opera nel suo ambiente, ideiamo e fabbrichiamo prodotti per il benessere della persona e i nostri dipendenti sono in sintonia naturale perché sanno che chi sta bene a Zelbio può stare meglio». Facciamo quattro passi, insiste: «In mezzo al verde si lavora più motivati, durante la pausa i nostri operai fanno i loro percorsi, a Pian del Tivano, a piedi o in bicicletta, per fare il record dell'ora Francesco Moser si è voluto preparare qui». Non dimentico la faccia rotonda e gli occhi pieni di orgoglio di Maria Adele, maestra in pensione, mentre mi chiede di autografare un libro per la biblioteca comunale che ha riaperto e dirige gratuitamente: «Direttore i prestiti richiesti in un mese sono tra i duecento e i quattrocento, è tornata la voglia di leggere un bel libro». A fine serata seduti intorno a un tavolo di legno sulla terrazza del "National", bar edicola ristorante albergo, praticamente tutto, ribattezzato così in onore dell'Americano, James Jesus Angleton, che in quei locali aveva la casa di vacanza e di studio della sua National Cash Register. Qui, tra pizzoccheri, pesce di lago e formaggi tipici, la sorpresa finale. Mosè e Carlo Torchiana, il più anziano e il più giovane dei nipoti del mitico parroco, gestori del "National", mi guidano in uno specialissimo giro tra le glorie dello sport italiano: da Tacconi a Rossi, Tardelli, Cabrini, Moser, Tomba, Simeoni, Messner, Fogar e così via, sono tutti passati da Zelbio e sono tutti finiti incorniciati, tra una foto e l'altra, esposti alle pareti. Sulle loro facce c'è stampato il segreto di una piccola comunità che ha costruito la sua fortuna, in casa, puntando sulle cose semplici della vita. Segreti italiani.
roberto.napoletano@ilsole24ore.com
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