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Questo articolo è stato pubblicato il 15 aprile 2014 alle ore 10:37.
L'ultima modifica è del 16 aprile 2014 alle ore 09:15.

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C'è tanta musica, soprattutto classica, ultranota. Si volteggia, si corre, si striscia, sulle note di Bach e Beethoven, di Ciaikovskij e Bizet, di Ponchielli e Strauss, mentre scorrono continue proiezioni grafiche, grattacieli, galassie. E c'è, naturalmente, tanta danza. "Open" è concepito "come un antidoto alla complicazione della vita", dichiara Daniel Ezralow. Il nome del coreografo e danzatore statunitense (ex Momix, ex ISO, spaziando poi dal cinema alla musica, dalla televisione alla pubblicità, dalla moda allo sport ai grandi eventi mondiali), è sinonimo di danza energetica e atletica. Dove c'è la sua firma, c'è leggerezza, ottimismo, gioiosità. E tanto basta per chi non chiede altro a un suo spettacolo.

Perché di più Ezralow non potrebbe dare. Partito lo scorso anno con la compagnia americana DEConstructions Dance Company, "Open" è ora affidato agli italiani della Spellbound Contemporary Ballet diretta da Mauro Astolfi. Corpi giovani che coniugano il linguaggio neoclassico e la modern dance con scioltezza, nelle numerose sequenze di gruppo come negli assoli di questa sorta di vignette coreografiche. Lo spettacolo è un patchwork di piccole storie che strizzano l'occhio allo spettatore con numeri a effetto, multimedialità, ironia e umorismo, all'insegna del più puro entertainment. L'inizio di "Open" è con una citazione disneyana, dal film "Fantasia", con un improvvisato direttore d'orchestra che, bacchetta in mano, apre le danze e dà il tempo ai danzatori. Subito appare un gruppo in abiti d'oggi, e uomini manager che corrono freneticamente da una parte all'altra. Da qui in avanti è un susseguirsi di brevi quadri staccati l'uno dall'altro con la musica a fare da sfondo ma senza attinenza con ciò che si visualizza nella coreografia. Tranne che in Giulietta e Romeo di Prokofiev, con i danzatori lottare in due gruppi e i volti dipinti di macchie nere come in un rito Maori. C'è una coppia di sposi che si sfida in un match di pugilato e messi poi a tappeto da chi ne aveva celebrato le nozze; un assolo maschile sulla "Carmen" di Bizet, con pupazzetti mossi sulle mani; un duetto acquatico con una sirena salvata da una fune, forse frutto del sogno di un giovane addormentatosi dentro un'immensa biblioteca; e, tra il resto, strizzatine d'occhio all'amore per la natura e al rispetto dell'ambiente con alberelli piantati in scena e i performer dentro involucri di stoffa dai quali sgusceranno come larve. Anche se lo spettacolo non ha la pretesa di dire qualcosa di nuovo, se non solo quella di divertire spensieratamente, appare ripetitivo nel linguaggio coreografico, senza emozionare o sorprenderci più di tanto. Perché lo stile di Ezralow, alquanto datato, sembra fermatosi a quello delle sue origini, e cioè gli anni Ottanta. Il pezzo migliore dello show, e il più originale, anche se già visto, è quello, coloratissimo e vivace, tutto giocato dietro uno schermo con entrate e uscite che, grazie a velocissimi cambi di costumi e di posture, trasformano continuamente i danzatori.

"Open", diretto e coreografato da DANIEL EZRALOW, scritto da Daniel Ezralow e Arabella Holzbog, con SPELLBOUND CONTEMPORARY BALLET, assistente coreografo Michael Cothren Pena, costumi di America Appareil. Al Teatro Il Vascello di Roma, fino al 13 aprile.

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