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Questo articolo è stato pubblicato il 02 novembre 2014 alle ore 08:15.

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Come si può moderare il potere? In particolare, come porre limiti a esso quando promana dal popolo, come nelle moderne democrazie? Ovvero, come si può essere liberi sotto la legge voluta dal popolo? Questi interrogativi tormentano filosofi politici e costituzionalisti da almeno due secoli. Uno dei primi a porseli è stato, nel 1748, Montesquieu, che ha trovato la risposta nel governo misto, caratterizzato da poteri contrapposti, che si tengono sotto controllo. Meno di un secolo più tardi, nel 1835, Tocqueville è ritornato sul tema – secondo la "vulgata" – con l'occhio di un aristocratico liberale, interessato, ma anche intimorito dalla democrazia e preoccupato principalmente dalla «tirannia della maggioranza».
Giulia Oskian, una giovane ricercatrice di filosofia della Scuola Normale Superiore di Pisa, che si era già cimentata con Tocqueville pubblicando gli scritti di Sainte-Beuve sul suo illustre contemporaneo, rovescia il punto di vista tradizionale. Per Oskian, Tocqueville vede nella stessa democrazia gli strumenti per limitarla: occorre «servirsi della democrazia per moderare la democrazia». La moderazione non sta nel bilanciamento dei poteri, ma nei vincoli costituzionali al potere, che si imbriglia e trova freni, si modera da solo.
Per Tocqueville, nella reinterpretazione del suo pensiero offerta da questo libro, il governo misto è una chimera, incompatibile con la sovranità popolare. Invece, è essenziale, innanzitutto, la subordinazione delle leggi al controllo di costituzionalità da parte dei giudici. Questi, nominati a vita e dotati di una cultura superiore che neutralizza i vizi inerenti al governo popolare, garantiscono la sovranità popolare contro gli abusi dei suoi rappresentanti.
Occorre, in secondo luogo, l'emendabilità della costituzione da parte del popolo, quando esso vuole adeguarla a nuove esigenze. Infine, sono necessarie procedure straordinarie, rafforzate, per emendare la costituzione: così si crea una gerarchia di norme, più e meno rigide. Insomma, come dice Oskian, Tocqueville introduce una «logica architetturale» al posto della «logica dei contrappesi» di Montesquieu.
Tocqueville e le basi giuridiche della democrazia ci restituisce un Tocqueville interamente democratico, che svolge una «idea madre» unitaria e coerente. L'opposto dell'immagine tradizionale del pensatore francese, aristocratico sensibile alle richieste del popolo, oscillante tra liberalismo e democrazia e incerto nella ricostruzione dei fondamenti teorici del nuovo regime.
In un libro che contiene un accurato esercizio di filologia sull'opera fondamentale del giovane magistrato francese, quella sulla democrazia in America, e sui suoi lavori preparatori, seguendone i percorsi sotterranei, scritto con stile stringato e denso, Oskian abbandona l'idea della scarsa originalità del pensiero teorico di Tocqueville e ne mostra la ricchezza, a paragone principalmente dei tre grandi filoni di pensiero sui limiti del potere, quello che ha origine con Montesquieu, quello dei "doctrinaires" francesi, quello dei federalisti americani.
Come è noto, la fortuna di Tocqueville fu immediata. La sua opera fondamentale lo fece diventare subito famoso. Nell'ultima parte del XIX secolo, essa subì una eclissi. Riprese con il XX secolo e dura tuttora, con studi importanti, che sono tornati sui temi a lui cari, quello della democrazia e quello della continuità tra antico e nuovo regime, tra Francia pre-rivoluzionaria e Francia post-rivoluzionaria.
A tali studi si aggiunge ora questo magistrale scritto frutto delle ricerche compiute dall'autrice su ambedue le sponde dell'Atlantico e prova della vivacità e dell'apertura delle scuole storica e filosofica italiana. Qualcuno poteva pensare che su Tocqueville fosse stato scritto tutto. Questa nuova interpretazione, "modernizzante", dimostra ancora una volta che il passato si rinnova continuamente se a esso si rivolgono nuove domande.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Giulia Oskian, Tocqueville e le basi giuridiche della democrazia, il Mulino, Bologna, pagg. 236, € 24,00

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