Domenica

Le traversine di Giovanni e il problema di dentro degli italiani

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Le traversine di Giovanni e il problema di dentro degli italiani

Esco a cena venerdì sera a Roma con Alberto Negri, bandiera del «Sole 24 Ore» che ha battuto i territori di guerra di questa terra come pochi al mondo scavando nell'animo delle persone e mettendo insieme il racconto dei popoli che soffrono con quello dell'economia e della politica, e Giovanni Minoli, l'uomo che ha inventato Mixer, La Storia siamo noi, Report di Milena Gabanelli e molto altro della tv pubblica che ha “bucato” per sempre le case degli italiani e, cosa per me ancora più importante, ha portato su Radio24 il film della vita con Mix24 ogni mattina.

Parliamo di tutto in libertà come si fa tra amici, in un giorno di festa. Parliamo di Papa Francesco e di Putin, di Marcora e dell'inutile intelligenza di molti politici della Prima Repubblica, di Renzi e della complessità di oggi che non consente scorciatoie, dell'Europa che sembra una nobile decaduta stretta tra egemonie tedesche e locomotiva americana, della piccola grande Italia che ci prova, alza la testa, ma poi è costretta ad abbassarla, dove ancora troppi negozi chiudono e la fiducia invocata continua a non appalesarsi, dove ognuno vuole iniziare a cambiare partendo da chi gli sta a fianco o di fronte purché il suo turno arrivi sempre un po' dopo.

Poi Giovanni si ferma, e dice: «voglio parlarti di una cosa importante, anzi voglio che te ne parli lui». Alza il telefono e mi passa Giovanni De Lisi, 29 anni, palermitano: si iscrive a giurisprudenza e molla subito perché «non avrei mai potuto fare né l'avvocato né il notaio, potevo fare solo l'imprenditore», ma prende servizio come operaio nella ditta del padre che si occupa di costruzione e manutenzione di materiali ferroviari e si inventa qualcosa che ha fatto il giro del mondo.

Lui la racconta così: «Tutto è nato in cantiere, lo dicevo sempre a mio padre, guarda che queste traversine di calcestruzzo non reggono più, ci sono troppi problemi di funzionalità e, soprattutto, di sostenibilità ambientale. Mi ci sono messo di buzzo buono, ho cominciato a guardarmi in giro, ho trovato le competenze necessarie e abbiamo inventato le traversine ferroviarie di plastica riciclata che non solo risolvono i problemi tecnici di funzionamento ma producono energia buona al passaggio del convoglio». De Lisi le sue traversine speciali le ha coperte con brevetto in 148 Paesi tra Europa, Unione Sovietica, Paesi arabi e in via di sviluppo, ha pronto il suo primo contratto da 1,5 milioni in Kazakistan per 2 mila e 400 chilometri di alta velocità ferroviaria a doppio binario, ha trattative in fase molto avanzata in Giappone, Oman, Qatar, Stati Uniti, Brasile e Regno Unito, ha firmato un accordo con il Politecnico di Milano e collocato qui la sede di ricerca e sviluppo della sua società, quella legale è a Roma.

Vive ancora a Palermo, ma per poco, dall'anno prossimo si dividerà tra Milano e Roma, ha già messo su un team molto affiatato che non vuole saltare neppure una gara internazionale. La voce rivela il trasporto, a un certo punto mi fa: «Lo sa che le mie traversine messe sotto le rotaie della metropolitana di Londra per effetto dello schiacciamento, con un solo chilometro di percorrenza, riescono a produrre il fabbisogno di energia necessario per le abitazioni di mille famiglie di medio consumo?». Mi scusi, chiedo al genio delle traversine, con Ferrovie e Enel in Italia, come è andata? «Si sono fatti vivi dopo la trasmissione di Mix24, che ha raccontato la nostra storia, noi abbiamo in Italia un impegno con Edison che ci ha dato il premio per l'innovazione, sono certo comunque che faremo molte cose con loro al momento giusto. La nostra strategia di oggi, però, è quella di spingere sull'estero, siamo molto avanti in diversi Paesi, credo che questa strada ci darà soddisfazione e sancirà l'accredito internazionale di cui abbiamo bisogno». Si ferma lì, ma mi sembra che abbia detto abbastanza per continuare a sperare anche in questo Paese martoriato.

Saluto Giovanni e entro in macchina con Alberto, che mi fa: «Sai, mi è venuta in mente la scena di quando da bambino chiedevo a mio padre: ma perché gli americani hanno tutti questi aerei, corazzate, portaerei e noi niente?» Lui mi rispondeva: «Figlio mio, gli americani la guerra l'hanno vinta e noi l'abbiamo persa, ma vedrai che recupereremo alla grande, con le nostre gambe». Ancora un attimo di sosta, e il racconto prosegue così: «Un bel po' di tempo dopo, da adulto, sono andato a fare una lezione in Bocconi e ho ricordato l'episodio con mio padre, ma poi ho aggiunto che sempre in quegli anni, a pochi chilometri da qui, un signore che risponde al nome di Giulio Natta si è inventato il polipropilene isotattico, le vaschette di plastica della Moplen, è cambiato il modo di vivere dei milanesi e degli italiani, il brevetto frutto del genio italiano è stato venduto in mezzo mondo». Alberto non ha finito, si vede che ha qualcosa da aggiungere, ma sta zitto, poi invece butta lì: «ho una domanda per te: “Il problema viene da fuori o è quello che siamo noi dentro?”». Rispondo: l'uno e l'altro, purtroppo è più il secondo del primo comunque, ma il genio italiano di Giovanni De Lisi ci dice che, forse, qualcosa sta cambiando e non si deve perdere la speranza. Ha ragione, Alberto: se scatta qualcosa dentro di noi, e succede per davvero, nessun problema di fuori potrà più fermarci. Gli italiani che si industriano di cui parlava Modigliani, molto tempo fa, sono ancora tanti per fortuna, un popolo che aspetta solo di potersi riconoscere.
roberto.napoletano@ilsole24ore.com

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