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C'era una volta in Svizzera l'epica degli «spalloni». Il…

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teatro

C'era una volta in Svizzera l'epica degli «spalloni». Il folk di Maciacchini sulle tracce del contrabbando

Se si pensa all'abolizione del cambio minimo, alle delicatissime trattative per la voluntary disclosure e alle file agli otulet ticinesi quando partono i saldi resta davvero poco spazio per il romanticismo. Eppure c'è stato un tempo in cui, sul confine tra Italia e Svizzera, si è consumata un'epica che aveva per protagonisti contrabbandieri, finanzieri e cani. Storie di almeno quarant'anni fa che sembrano lontane quattro secoli dalle dinamiche del libero scambio nell'epoca del mondo globalizzato.

E proprio per questo si fanno materia d'arte: vedi alla voce «Quando eravamo quasi nemici», concept album che il cantautore varesino Luca Maciacchini ha pubblicato qualche mese fa, partendo dal libro «Caini e spalloni» del finanziere in pensione Sergio Scipioni (Giacomo Morandi Editore, euro 14,50, pp. 136). E che adesso diventa teatro canzone: il debutto è previsto per venerdì 6 febbraio al Caffè Teatro Verghera di Samarate (Varese), i pezzi sono tutti di Maciacchini, mentre i testi delle parti recitate sono di Giacomo Morandi, Alessandro Grosso, Mirko Carchen e Davide Colavini che cura anche la regia. Siamo negli anni Settanta a Porto Ceresio e c'è un finanziere che lavora di pattuglia per impedire ai contrabbandieri di portare a destinazione i loro preziosissimi carichi, attraverso stratagemmi sempre più ingegnosi. Siamo di fronte a un'umanità perduta, un gioco delle parti che riesce a tradursi persino in lealtà verso chi sta dall'altra parte della barricata e, per necessità prima ancora che per scelta di vita, ha deciso di servire o infrangere la legge.

Le canzoni di Maciacchini, nell'esotismo del dialetto, restituiscono alla perfezione questo mondo perduto. C'è «El ristorant del zio Pepp», parabola di un muratore-lavapiatti che tenta la fortuna prima come bracconiere, poi come contrabbandiere ma finisce in entrambi i casi a pagare il proprio debito con la giustizia, e c'è «La strecia», quella «strettoia» sotto l'arco di Brusimpiano che sembra un'alleata fedelissima per chi deve guadagnarsi da vivere seminando le fiamme gialle. C'è «Lo smilzo», traffichino che, preso con le mani nel sacco, invoca pietà ma appena l'ordine costituito volta lo sguardo si dà alla macchia con destrezza, e c'è «La spia Cesira» che usa la sua avvenenza per far parlare militari e agenti, così da rivelare con puntualità ai contrabbandieri (suoi clienti) quali sono i passaggi più sicuri. Quanto alla musica, Maciacchini miscela bene gli elementi del folk padano e quelli della tradizione cantautorale italiana. La fisarmonica e la chitarra classica. Un equilibrio che rende l'opera godibile.

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