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E poi ritrovi te stessa a Cividale del Friuli

Rane

E poi ritrovi te stessa a Cividale del Friuli

La morte di un amico e il ritorno a casa. Tornare a casa, ritrovarsi all'origine di se stessi, nel luogo della propria nascita e della propria adolescenza in cui tutto è conosciuto, ma in cui tutto rimane immutatamente e parimenti sconosciuto. Cristina Battocletti esordisce con La mantella del diavolo (Bompiani, 2015), un romanzo dalla scrittura piana e tesa e dai tratti neri. Un impasto che alternando ricordi e visioni sviluppa una storia che ha nel ritorno a casa, alla famiglia, il senso quasi disperante di un incompreso e impossibile rimpatrio.

Protagonista della vicenda non è in realtà Irma che arriva da Bologna in occasione del funerale di Alfredo, ma il luogo stesso dell'arrivo ossia Cividale del Friuli.
Tutto ruota attorno alla cittadina friulana che incorpora vite e storie, destini e relative tragedie. La mantella del diavolo diviene il racconto spudorato di un genius loci tipicamente italiano, ma sempre irripetibile e impossibile da riprodursi anche a pochi chilometri di distanza. La lingua è materiale e densa, nulla rimane escluso dalla terra come dalla pietra.

Le persone assumono fattezze epiche senza tuttavia mai debordare all'interno di un linguaggio assurdamente enfatico, perché raccontare un luogo è sollevarne le zolle della memoria, rivoltarle e lasciarne la terra all'aria aperta, alla luce. Cristina Battocletti si rivela così abile nel tenere le redini di una narrazione non sempre intuitiva e che ha sicuramente nel racconto di Cividale il suo cuore e il suo obiettivo ultimo. Un luogo icastico che si salda fortemente nella mente dei lettori in tutta la sua cupa ventosità come nella sua insospettabile, arida e improvvisa lucentezza.

La storia della cittadina si sovrappone e s'intreccia a quella delle persone: i piani storici si alternano in un gioco privo di ostentato citazionismo, ma capace di costruire una mappa emotiva dei luoghi come delle vite dei personaggi sempre efficace e intensa. I calli alle mani come le urgenze di una sobria quotidianità, i vezzi come le debolezze, il dolore inaspettato come l'improvvisa e magari ingenua stupefazione si legano di concerto nello sviluppo di una comunità che se da un lato ricorda il narrare e in un certo senso i luoghi di Francesco Biamonti (seppur al confine Ovest della Liguria) dall'altro sembra alle volte andare in parallelo con la spietatezza morale del Lars von Trier di Dogville. Cristina Battocletti impressiona con un esordio che rivela la forza insita in un microcosmo capace di sviluppare dinamiche potenti quanto imprevedibili.

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