Domenica

A Milano i capolavori dell'arte irregolare

mostre

A Milano i capolavori dell'arte irregolare

L'arte irregolare nasce, a dire il vero, in regime di sovrabbondanza di regole. Ossia le rigide norme degli ospedali psichiatrici di una volta. Quei luoghi ove il Nulla lo si poteva misurare centimetro per centimetro. Giornate basate sul tempo che non scorre: il frastuono di un televisore acceso; il solito rituale dell'accendersi una sigaretta, la monotonia di lunghe, interminabili camminate nei corridoi. Anche di notte si continuava a passeggiare come se l'oggi non fosse mai esistito e il domani non dovesse venire mai. Rituali stanchi nelle cui pieghe germoglia l'Art brut, celebrata con l'intensa antologica intitolata “Furtiva e selvatica come una cerva”, fino all'8 luglio 2015 presso la Galleria Maroncelli 12 di Milano.

«Tarcisio Merati è l'artista manicomiale per eccellenza: al riparo dal mondo ostile contro il quale si è paludato in forma di romanziere, musicista, uomo politico, maestro; al riparo dalle miserie e dalla volgarità può finalmente dedicarsi all'esercizio della meraviglia» scrive Bianca Tosatti; si tratta di sfumature folli e serialità assillante per un'icona mondiale dell'alienazione mentale che si fa bisogno d'artista.
Puro, amniotico, astratto: è Umberto Bergamaschi. La sua opera è caratterizzata dall'inserimento del soggetto della composizione all'interno di una forma chiusa e circolare, ove figure elegantemente stilizzate e non prive di una certa fragilità acquistano l'essenzialità atemporale di un'effigie.

La volontà di astrarre ed emarginare gli elementi della realtà all'interno di un cerchio, universo fetale dove spazio e tempo non esistono, riflette la tendenza dell'autore a rintanarsi in un luogo rassicurante e protettivo.
Agostino Goldani: i suoi dipinti sono espressione di un'arte autentica, frutto di uno sviluppo introspettivo che li trasforma nel mezzo con cui quest'uomo, superando le sue manie, la sua angoscia e la sua disperazione, riesce a far emergere le pulsioni dell'inconscio, raggiungendo una forma sublime di catarsi che è redenzione dalla quotidianità; ma insieme a tutto questo, quei dipinti appaiono come il risultato di una capacità pittorica straordinaria, cioè la stessa che si ottiene dopo un lungo esercizio teorico/pratico.

L'art brut – o arte irregolare – è, in parole povere, pura e semplice espressione di un vissuto. Produzione che non è esattamente una corrente e neppure uno scarto: è la ricchezza di chi ancora usa l'istinto come punto di partenza e ispirazione necessaria; è la terra di nessuno che accomuna gli inesperti, i matti, chiunque trovi scomodo restare quieto a custodire un'emozione e riesca a scorgere un mezzo di comunicazione adeguato – ed efficace – nell'urgenza dell'angoscia strutturale.
Nei manicomi, intanto, gesti che si ripetono ogni giorno, alla stessa ora, lavano via ogni spontaneità e resta solo il caldo appiccicaticcio delle lenzuola, quel vago odore di urina che esala dai pappagalli sparsi nelle camerate e un borbottio confuso e continuo sulle terapie farmacologiche in corso.

Non c'è alcun altro obbligo o etichetta. Ecco che arriva l'arte a legittimare il disordine: il candore dell'inquietudine fa esplodere macchie di colore e forme sinistre, che non conoscono l'attesa d'esser cercate, non esigono d'infatuarsi del gusto delle masse, non disegnano una nuova etica dell'estetica. Ma, semplicemente, restano lì, alla mercé di chi le crea, bizzarre quanto basta per divenire fonte d'ispirazione a loro volta, divengono immortale raffigurazione di un caos generato dall'infinito tentativo di trovare equilibrio nell'agognata, struggente, inafferrabile libertà.
Non è semplicemente arte che cura, ma arte che dà voce.

Furtiva e selvatica come una cerva
Capolavori dell'Arte Irregolare italiana
Galleria Maroncelli 12
Via Maroncelli, 12 - 20154 Milano
Finissage: mercoledì 8 luglio 2015, dalle 18.30

© Riproduzione riservata