Domenica

Storie di un notaio «pazzo» e dei ragazzi di Favara

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Storie di un notaio «pazzo» e dei ragazzi di Favara

«Ho conosciuto Andrea Bartoli, il notaio “pazzo”, nella primavera del 2006 all’interno della sua prima straordinaria struttura, Farm Ospitalità di Campagna, una masseria del 1700 immersa nelle colline di Butera, in provincia di Caltanissetta, dove le antiche architetture tipiche della nobiltà siciliana facevano a cazzotti con le gigantografie di Terry Richardson esposte in una delle stanze dedicate agli ospiti; in quel luogo ha dato spazio a molte delle sue idee che oggi ritroviamo sviluppate all’ennesima potenza, all’interno di Farm Cultural Park, a Favara in provincia di Agrigento. Oggi come in passato mi sento, sono in piena sintonia con lui e con la moglie Florinda Saieva, i quali stanno scrivendo una delle pagine più belle della storia dell’innovazione sociale in Sicilia; non mi voglio soffermare sulle origini di questa oasi di intelligenze rinnovatrici, ma su come un posto geniale stia attivando l’operatività siciliana.

Quando chiedono che cosa sia Farm , Andrea e i ragazzi che la animano rispondono «just a place» , oppure cominciano a descrivere le tante anime che la compongono, aspetto che ha portato alla coniazione del termine Museo delle Persone . È un centro culturale di nuova generazione, con una galleria d’arte contemporanea che ospita i maggiori artisti emergenti del panorama internazionale, ma è anche un posto che ascolta le idee e le proposte dal territorio e da ogni parte del mondo. Proprio così, da ogni parte del mondo, poiché avere ripreso le strutture devastate dall’incuria e dall’abbandono con visioni ed architetture moderne, l’aver avuto la capacità di mantenere la sicilianità di ogni singolo angolo, aver reso protagonista un luogo distante da tutto, ha attirato l’attenzione dei maggiori media internazionali portando a Favara giornalisti, curiosi, esperti e studiosi e una quantità di turisti mai visti nelle vie del centro storico. L’ascolto è una delle chiavi del successo di Farm […]

Favara è un piccolo centro, nell’immediato entroterra della costa meridionale siciliana, ricordato non tanto per la sua storia o per la grande intraprendenza imprenditoriale dei propri cittadini, ma per le stragi di mafia degli anni ’80 e ’90… […] oggi grazie a Farm è presente nelle maggiori riviste di architettura, turismo e stylife anche a livello internazionale e vanta numerosissimi articoli in quotidiani italiani ed esteri come il prestigioso blog britannico Purple Travel , che ha inserito Favara al sesto posto nella classifica mondiale delle mete turistiche preferite dagli amanti dell’arte contemporanea...».(Estratto da«Il Sud vola» di Alessandro Cacciato, primo capitolo «Farm Cultural Park», edizioni Medinova).

Nel Sud del Sud a Favara, in provincia di Agrigento, Alessandro Cacciato, da Vicenza, ha scoperto la forza innovativa di giovani e meno giovani di un Mezzogiorno dimenticato da tutti e molto speciale. Ha scoperto e voluto raccontare la caparbietà e la gioia di donne e uomini di un altro Sud che ha saputo investire sul proprio talento creativo, ha messo insieme arte e orti naturali, sarti, rilegatori e molto altro, e ha dimostrato ai suoi giovani migliori che questa volta “la solita fregatura” non c’era. Anche qui, in territori dove manca tutto, il talento si può esprimere e realizzare con i capitali che le idee e il genio dei “giovani migliori” sono in grado di attrarre. Cacciato mi ha fatto avere un bigliettino scritto a mano e una copia del suo «Il Sud vola- Viaggio tra startup e giovani innovatori», Edizioni Medinova, che si presenta come una specie di “elenco telefonico” di persone belle, storie vere, di anziani pieni di saggezza e di tanti giovani pieni di talento, che sventolano la bandiera di una Sicilia a suo modo antica e moderna e, forse, per la prima volta, meno matrigna. Riempie il cuore leggere il racconto di un Sud che ha cambiato il modo di concepire il mondo del lavoro e sta cambiando il rapporto con la politica, ascoltare le voci di una rinascita che ancora non c’è nei numeri terribili della grande crisi, l’equivalente dei danni di una guerra persa, ma scava “sottotraccia”, cambia in profondità, perché incide nelle teste delle persone e nella mentalità dei luoghi e sta, dunque, costruendo le basi di qualcosa di duraturo.

Mi ha colpito un passaggio dell’autore: «Le storie proposte in questo libro ancora non appaiono nelle statistiche ufficiali, perché solo in fase embrionale, eppure forniranno al lettore un quadro di come, nonostante tutti questi numeri negativi, molti giovani siciliani si siano attivati direttamente nel loro Sud...». E c’è un altro passaggio, strettamente collegato al primo, che merita di essere segnalato: «Questi ragazzi e ragazze non hanno ceduto alla disperazione, ma si sono anzi ingegnati per fare impresa nella legalità, cercando di riappropriarsi del proprio territorio di origine, lontani dalle logiche della clientela politica e dall’azione delle mafie che oggi più che mai interagiscono con il sistema economico e sociale italiano, alterando le logiche di mercato attraverso la corruzione e l’evasione fiscale».

Il Mezzogiorno ha davanti a sé un cammino difficile, tutto in salita, e non basterà un circuito economico vitale di startup, in provincia di Agrigento, a farlo ripartire. Eppure, è bello scoprire che, in un pezzo di terra pieno di storia e di povertà, stanno insieme vecchie e nuove generazioni, si è deciso di scommettere su artigianato e digitale, scuola e territorio finalmente dialogano e si aprono alle menti migliori, facce nuove, ragionamenti nuovi entrano nelle aule degli istituti tecnici a Bagheria e dintorni. Sento che questo segnale, fatto di uomini in carne e ossa e di comportamenti veri, è quello giusto per cambiare il Mezzogiorno a partire dalla sua pubblica amministrazione, il peggiore dei mali del Paese che dà il meglio di sé proprio in questi territori, e cominciare a spezzare la malapianta degli affari sporchi e delle clientele che ruota intorno a quell’area grigia, dove mafia, “malaeconomia” e corruzione giudiziaria si incrociano pericolosamente e fanno in modo che talenti naturali, ricchezza del paesaggio e futuro, vadano in fumo senza che nessuno protesti. Forse, anche se il prodotto interno lordo ci metterà un po’ a rilevarlo, questi spazi civili di intrapresa e di legalità conquistati a Favara, nel Sud del Sud, da giovani e meno giovani, alimentano la speranza, trasmettono saperi e fiducia, sono il capitale del futuro. Dicono al mondo che stiamo cambiando per davvero e dimostrano che possiamo farcela da soli.

roberto.napoletano@ilsole24ore.com