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Un Caravaggio in prima mondiale a Tokyo

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Un Caravaggio in prima mondiale a Tokyo

(Ansa/Ap)
(Ansa/Ap)

TOKYO – Quest'anno chi verrà a Tokyo in primavera non dovrà farlo solo per la stagione del sakura e connessi. D'obbligo visitare una grande mostra d'arte italiana, che presenta anche una anteprima mondiale: la “Maria Maddalena in estasi” scoperta da Mina Gregori appena due anni fa in una collezione privata olandese. Dal primo marzo, fino al 12 giugno, al Museo nazionale dell'arte occidentale di Ueno c'è l'imperdibile evento su Caravaggio e i Caravaggeschi, con 11 capolavori del pittore bergamasco affiancati da una quarantina di opere di autori da lui ispirati.

Curata da Rossella Vodret (già sovrintendente del polo museale romano) con il direttore del museo di Tokyo, Yusuke Kawase, e sponsorizzata da Nhk e Yomiuri Shimbun, rappresenta uno degli appuntamenti più alti delle celebrazioni per i 150 anni di relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone. Vodret ha colto l'occasione per annunciare i piani per cercare di organizzare in Italia una giornata di studi dedicati alla nuova Maddalena, possibilmente con l'arrivo del quadro da mettere a confronto con la Maddalena “romana” che finora era considerata l'originale.

Con questo evento Caravaggio torna in Giappone dopo 15 anni (nel 2001 c'era stata una mostra con sei opere, oltre ad altre di caravaggeschi) con una nuova impostazione tematica, “basata – secondo una formula già sperimentata con successo in Europa e negli Usa – sull'analisi delle più significative innovazioni iconografiche e stilistiche introdotte dal grande pittore lombardo e sul modo in cui tali innovazioni sono state percepite e interpretate dagli artisti del XVII secolo, non solo caravaggeschi”.

Presenti all'inaugurazione vari Vip giapponesi ed esperti di arte. Il nuovo direttore della Pinacoteca di Brera, James Bradburne, si è detto contento del prestito della “Cena in Emmaus” in questa occasione, ma ha confermato lo stop per tre anni alle trasferte dei capolavori per una “tregua”. Il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, ha sottolineato che “il criterio fondamentale (per le trasferte dei capolavori) e' non solo il valore della diplomazia culturale nazionale”, ma “ deve esserci un progetto veramente scientifico, in cui nella preparazione escono novita' utili anche agli storici dell'arte”. Criteri che nella mostra di Tokyo sono perfettamente rispettati; altrove non sempre.

La mostra. Ogni gruppo tematico è creato intorno ad un'opera chiave di Caravaggio. La pittura di genere (“I cinque sensi”) è introdotta dal Ragazzo morso dal ramarro (Firenze, Fondazione Longhi ) e dal Narciso (Roma Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini.). Al primo fa da interessante contraltare il Ragazzo punto da un granchio riferito a Pietro Paolini. Per le scene di genere e musica, c'è la Buona ventura (Roma, Musei Capitolini), messa tra l'altro a confronto con la Buona Ventura di Simon Vouet, appartenuta a Cassiano dal Pozzo. Per la sezione dedicata alla luce, l'opera chiave è la Cena in Emmaus (Milano, Brera). Per le decapitazioni, una Medusa di collezione privata affiancata da efferate rappresentazioni ispirate alle tre famose decapitazioni del pittore bergamasco. Per la natura morta, presente il Bacco della Galleria degli Uffizi. Per la nuova forma delle rappresentazioni sacre, il San Giovanni del deserto (Roma, Gnaa Palazzo Corsini) affiancato al “S. Giovanni che nutre l'agnello” di collezione privata. Per i ritratti, c'e quello di Maffeo Barberini, (Galleria Corsini Firenze). Non manca l'Ecce Homo (Genova Palazzo Bianco) nella sezione in cui spicca la breriana “Crocifissione dei francescani a Nagasaki di Tanzio da Varallo: l'episodio con cui nel 1597 iniziarono le feroci persecuzioni in Giappone contro il cristianesimo.

Dalla ripresa delle relazioni diplomatiche nel 1866, comunque, l'amicizia tra Giappone e Italia è stata costante, come ha sottolineato all'inaugurazione l'ambasciatore Domenico Giorgi, indicando in questa mostra una dimostrazione tangibile “dell'ottimo livello delle relazioni tra i due Paesi”. A voler essere pignoli, storicamente c'è stata una eccezione: una dichiarazione di guerra da parte nostra al Giappone nel luglio 1945. Ma fu più che altro un atto formale - senza conseguenze - per simboleggiare l'inserimento nell'alveo delle democrazie dell'Italia uscita dal fascismo.

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