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Mandarini che profumano di umanità

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Mandarini che profumano di umanità

  • –di Luigi Paini

Nonno Ivo non se ne andrà. Per nessuna ragione al mondo lui, estone, lascerà il villaggio
del Caucaso in cui da svariati decenni abita la sua gente. Inizio anni 90 del secolo scorso, ai confini dell’impero sovietico appena dissolto. Su un fazzoletto di terra si combattono soldati georgiani e milizie della Repubblica separatista dell’Abcasia, sostenute da mercenari ceceni. Hanno tutti perso la testa, divisi da odi tribali riemersi da un passato creduto erroneamente sepolto per sempre. Della comunità estone sono rimasti solo Ivo e il suo vicino Margus, mentre le loro famiglie già da tempo sono fuggite, tornando nelle terre degli avi. Ma perché Ivo e Margus non hanno ancora fatto le valigie? Che cosa li trattiene in un luogo così pericoloso? Le ragioni di Ivo le conosceremo solo alla fine; intanto aiuta il suo amico, deciso a raccogliere per l’ultima volta i magnifici mandarini del suo grande, amatissimo agrumeto. Tempo sospeso, persone indifese mentre il conflitto si fa sempre più vicino. E si materializza nelle figure di due feriti, un ceceno e un georgiano, salvati e curati dai due estoni. Lingua franca per tutti il russo,
in questa babele in cui davvero vale solo l’homo homini lupus. Ma Ivo non ci sta. Con la sua ferrea calma, con l’autorità di un antico patriarca, tiene sotto lo stesso tetto gli acerrimi nemici, facendosi dare
la loro parola che, almeno finché saranno suoi ospiti, non tenteranno di uccidersi
a vicenda. Candidato all’Oscar come miglior film straniero nel 2015, Tangerines – Mandarini trascina letteralmente lo spettatore in un mondo dominato dalla più assurda e insensata delle violenze.
Sul cui sfondo, però, si staglia ancora
di più l’umanità profonda, sacra, intangibile di persone vere come Ivo e Margus.

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