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La stagione degli irregolari

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La stagione degli irregolari

I grandi happening musicali d’estate sono concepiti e realizzati per migliorare la nostra idea di mondo, ma anche (nobilissima causa) per far funzionare ristoranti, alberghi e negozi di souvenir, nelle piazze, nei parchi e nelle arene d’Italia e del mondo. Ne sanno qualcosa Pompei e Milano-San Siro, dopo il passaggio di Gilmour e Springsteen. E pure le bacheche dei nostri social, nostro malgrado intasate dagli amorevoli selfie dei gloriosi eventi. In inverno, invece, siamo invitati a prender parte al rito più intimo dei tour teatrali ed a tirare la volata alla primavera, con i grandi concerti pop e l’epifania di quello che arriverà su iTunes. Resta l’autunno, ed è la stagione migliore, quella delle cose nuove, delle cose diverse. La Stagione degli irregolari. Che, per chi sa cercare, si arrivano a gustare pure al sole d’estate, in particolare per gli amanti del jazz (lo strepitoso Jazz a Vienne, vicino a Lione) del folk (vedi il piccolo e prezioso Premio Città di Loano, che si è concluso in questi giorni con Vinicio Capossela e i campioni della musica trad, dal giovane organettista Filippo Gambetta alla storica Compagnia Sacco, 90 anni secchi, passati a coltivar canti a bordone) e della techno. Per farsi una idea, è sufficiente farsi un giro sui siti di alcuni tra i migliori club d’Europa, dal Berghain Panorama di Berlino al londinese Fabric, al lituano Fluxus Ministerija, dove dopo sole, bagno (nelle spiagge urbane sparse ovunque, ove mancasse il mare) e Spritz ormai universali, si possono ascoltare i migliori dj del mondo, dal mainstream all’avanguardia, dal solare David Guetta (all’open air club Ushuaia e al Pacha di Ibiza, da domani al 1 settembre) al lunare Jimmy Edgar (allo Space, sempre a Ibiza, il 4 settembre). Ci sono poi, addirittura, i dj set folk (per chi si ostina a cercare): l’ecumenico e crossdisciplinare United Food of Milano (Cascina Torrette di Trenno), instant project del dj economista Donpasta, dedicato alla cucina di quartiere e a quella delle nonne d’Italia, alle musiche del mondo e ai foodlovers di ogni latitudine; il nostro, abituato alle grandi cucine popolari e regionali d’Italia, non butta via niente, facendo uscire sorprendenti e rustici piatti; protagonisti dei sette appuntamenti (l’ultimo il 9 settembre): detenuti, chef stellati, musicisti, fotografi e circensi. Ma se in estate si cerca (e la si trova ovunque) l’evasione, l’autunno resta la Stagione degli ascoltatori altrimenti dimenticati, le autumn leaves della musica, che volano (e cadono) senza far rumore. Ecco dunque alcune tappe del prossimo viaggio autunnale, tra club, musei e luoghi poco, pochissimo, convenzionali. A pochi giorni dall’inizio ufficiale dell’autunno, il Centro pubblico di produzione culturale della Gaîté lyrique di Parigi presenta (il 16 e il 17 settembre) festival inrocks lab 2016 che presenta la nouvelle scène française, con alcune cose magari non indimenticabili ma altre meritevoli di curiosità, dal rock indie dei Feu!Chatterton al folk dei Cocoon. Dall’altra parte dell’Europa, a Roma, l’autunno porta i grandi eventi minoritari del Romaeuropa Festival, che chiude l’estate con la strepitosa anteprima, insieme filologica (musica) e radicalmente innovativa (coreografie), dell’opera barocca Dido & Aeneas (dal Libro IV dell’Eneide di Virgilio, dal 14 al 18 settembre al Teatro dell’Opera) di Henry Purcell. Per passare, pochi giorni dopo (il 25) a bordo Laghetto di Villa Borghese, alla Banda della Scuola Popolare di Musica di Testaccio, Social Club nostrano che rilegge, a quarant’anni dalla sua creazione, i curiosi Riti Marittimi (un «environmental concert per cori e conchiglie, sul laghetto del parco di villa Borghese con inizio al tramonto») del compositore americano Alvin Curran. In mezzo, geograficamente parlando, c’è Bologna, che ospita il Bologna Jazz Festival, dal 5 al 20 novembre; undici edizioni del nuovo corso per cominciare a comporre una nuova grammatica delle musiche improvvisate: ecco dunque arrivare in città innovatori come Steve Coleman, gli Aziza di Chris Potter e Dave Holland, il nostro Paolo Fresu con Uri Cane. Altrove, inattesi stimoli arrivano dalle evocazioni filologiche del jazz classico, genere e linguaggio a sé che quest’anno soffia le cento candeline e i cui indiscussi maestri evocatori sono il finissimo pianista Dick Hyman (che ha firmato la quasi totalità delle opere di Woody Allen) e il camaleontico trombettista Wynton Marsalis, insieme al Lincoln Center (dal 22 al 24 settembre, con Ibrahim Maalouf, Dee Dee Bridgewater e Alicia Olatuja). Cose da futuro anteriore per accompagnarci, con la fiamma della nostalgia, verso la Reunion del Secolo (scorso), il Desert Trip di Coachella in California, dal 7 al 9 e dal 14 al 16 ottobre, con Rolling Stones, Bob Dylan, Paul McCartney, Neil Young, Roger Waters e gli Who. La loro luminosa idea del mondo la conosciamo già: pace, amore, rivoluzione. E happening, tutta la vita, aspettando l’autunno.

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