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Omofobia e nozze mancate

filosofia politica

Omofobia e nozze mancate

Vittorio Lingiardi, psichiatria e psicanalista, professore presso la Sapienza a Roma, è l’autore di questo brillante saggio giunto già alla terza edizione rivista (2007, 2012). Già dal titolo Citizen Gay, una sorta di slogan, si capisce che il libro vuol essere un pamphlet oltre che un’analisi del rapporto tra cittadinanza e omosessualità.
Il risultato è raggiunto tramite l’innesto sullo sfondo saggistico di storie di ordinaria discriminazione, in cui “affetti e diritti” degli omosessuali vengono sistematicamente lesi. L’occasione per la riedizione è naturalmente data dalla legge 25 febbraio 2016 sulle unioni civili. L’oggetto principale del libro è invece costituito dal “same sex marriage” che, come è noto, non è contemplato dalla legge in questione. La pars destruens di Lingiardi è molto efficace, per esempio quando discute gli argomenti usuali contro il matrimonio omosessuale, come quello basato sulla sua supposta “innaturalezza” oppure sulla possibilità che costituisca una minaccia nei confronti del matrimonio tradizionale. La fallacia di questi argomenti viene evidenziata con pacata lucidità. Partendo dal presupposto che l’orientamento sessuale non è una scelta ma piuttosto capita, ed è dovuto alle «interazioni di un sistema complesso di fattori costituzionali, ambientali, relazionali, e culturali», Lingiardi mostra come non possa essere concepito come una malattia, cosa d’altronde ampiamente confermata dai Manuali psichiatrici e dalla migliore dottrina contemporanea. Le discriminazioni quindi non trovano alcuna ragione di essere se non nella cosiddetta “omofobia”.
In questa ottica, proprio il capitolo 2 sull’omofobia pare particolarmente ben riuscito costruendo una specie di storia critica del pregiudizio. Pregiudizio che può dipendere da una «identificazione rifiutata» o da una sorta di omosessualità rimossa, ma che comunque non è innocuo ma al contrario capace di generare sofferenze e un vero e proprio “minority stress”. Su questo sfondo, Lingiardi mette in luce la natura crudele e inutile delle terapie riparative: se non c’è nulla di patologico e innaturale nell’essere omosessuale come si può pretendere di curarlo? Il punto di forza del libro sta nell’accostare con efficacia la narrazione delle sofferenze dell’omosessuale con gli aspetti, legati al diritto costituzionale, che riguardano la cittadinanza. In un mondo spesso omofobico e senza tutele adeguate l’omosessuale è un cittadino di serie B, e questo rappresenta un vulnus inferto allo spirito stesso della liberal democrazia. Questa tesi –così come presentata dall’autore - appare persuasiva e condivisibile, con un limite: persone religiose potrebbero sentirsi offese dall’uso del termine “matrimonio”, che esse collegano alla sfera del sacro nella sua versione eterosessuale.
Questa non è di certo una buona ragione perché lo Stato discrimini tra persone con orientamenti sessuali differenti, ma potrebbe esserlo per lasciare il matrimonio alla religione e le unioni civili – in questo caso eguali per tutti, etero e omo - allo Stato. Ma qui siamo al cospetto di un tema complesso, che non si può affrontare in poche righe. Resta il fatto che Citizen Gay è un libro interessante e necessario per comprendere la natura profonda di problemi importanti della vita affettiva e legale.

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