Domenica

Sua flessuosità Mr. Gaga

DANZA

Sua flessuosità Mr. Gaga

Floating and shaking. Batsheva Dance Company. Foto di Alberto Calcinai
Floating and shaking. Batsheva Dance Company. Foto di Alberto Calcinai

Casualità o meno, il numero tre, perfetto anche nella Cabala, è fatato per la Batsheva Dance Company. Il tre settembre la compagnia comparirà a “Oriente Occidente” ma appena tre giorni dopo darà il via a “Torinodanza” con Three, creazione 2015 di Ohad Naharin, accolta tra i velluti del “Regio”, assieme ad un seminario nelle sue sale prova. Presente a Torino per un incontro, il coreografo-direttore della compagnia israeliana lo sarà anche in video nel film Mr.Gaga. Anni di lavoro per il regista Tomer Heymann, testimone di una vita sbocciata nel Kibbutz Mizra (1952), proiettata verso la danza tardivamente, a ventidue anni, con Martha Graham e Maurice Béjart; giunta, nel 1990, alla direzione del gruppo fondato nel 1964 dalla Baronessa Batsheva de Rothschild e, poco tempo dopo, al rodaggio di “gaga”. Il training, simile a una terapia adatta anche a persone comuni, è lontano da ogni codice di movimento conosciuto, ed è stato elaborato da Ohad durante una lunga sosta a causa di un infortunio in cui rischiava di rimanere semi-paralizzato.“Gaga” non significa nulla, ma è la prima parola pronunciata da Naharin quand'era in fasce.

Felicità e contentezza per questa rinascita spettacolare nell’arte di uno dei metteur en danse più amati e richiesti (tra Torino e Milano grazie a “Mito Settembre Musica” e all’Ambasciata d’Israele in Italia) hanno però un prezzo. Si potrebbero issare quelle stesse bandiere politiche creatrici di discordia, già erette a Ravenna Festival, “colpevole” di aver ospitato la compagnia sovvenzionata dal governo dei nemici della Palestina, entro un festival dedicato al libertario Nelson Mandela e per di più nel mese di luglio, in cui ancora si piangono i 2100 morti palestinesi di un potente attacco alla striscia di Gaza (2014). Anche la danza, dunque, si colorerebbe di fazioni ideologiche precise, schierandosi, in questo caso, a favore di un Paese considerato, da molti, guerrafondaio in toto, macchiato di crimini contro l’umanità, eccetera. Per fortuna questa tesi assurda e univoca - almeno per chi conosce la variegata realtà di Israele, il lavoro artistico di Naharin, la sua lotta silenziosa contro un governo di cui non condivide le gesta (se il suo Paese lo sovvenziona non fa che alimentare le proprie contraddizioni interne) viene direttamente smontata “dentro” gli spettacoli di cui la compagnia si fa portavoce.

Colpisce comunque l’aplomb dei suoi straordinari ballerini; a casa sono una quarantina, divisi tra compagnia senior e junior o ensemble, in tournée la metà: abituati ai picchetti davanti ai teatri, alle perquisizioni del pubblico prima di entrare nelle sale teatrali, proprio come al Pala De André di Ravenna dove la Batsheva Dance Company presentava Decadance. Lo spettacolo dal titolo d’uso più volte ripetuto dal 2000 ad oggi, vanta estratti da creazioni anche lontane nel tempo, e ogni volta cangianti. Per il folto pubblico ravennate, la proposta ha sortito un effetto euforico e contagioso, e ai più curiosi ha donato, in anteprima, gli ultimi venti minuti di Three, la terza parte della pièce attesa in settembre.

Affresco davvero deflagrato, come un quadro di Jackson Pollock in cui i colori sono i ballerini, Secus, questo il titolo del pezzo su di un mix di musiche pop ed elettroniche (gli altri si chiamano Bellus e Humus) appare quasi irriconoscibile rispetto ai precedenti lavori a serata intera di Naharin. Ha inizio con un danzatore in proscenio: stringe un televisore sotto il braccio e dalla sua cassa esce un’informazione sui duetti della pièce passibili di essere disturbati da alcuni black out. In realtà, questi momenti di buio sono rari non meno delle coppie, vere e proprie folate di vento fresco e intimo, in un affollamento di movimenti da urlo. Ohad lascia ad ogni danzatore la responsabilità di autodefinirsi nel movimento, senza narcisismi di sorta. “Gaga” qui esplode sottotraccia, per chi ne ha qualche cognizione, con le sue innumerevoli immagini note - il floating, come fluttuare nell’acqua, il difficilissimo shaking, una vibrazione dalla testa ai piedi, il flash. passaggio sottile tra l’epidermide e il muscolo che consente l’iper-mobilità articolare, sino a quell’ipotetica unione di braccia e gambe, come fossero il prolungamento del busto, che consente salti gioiosi e imprevedibili, e ancora rotazioni, piegamenti, le mani mostrate al pubblico assieme a lembi di carne nuda e subito ricoperta dalle magliette.

Giunti a questo punto di Secus il caos, tra l’altro davvero dai mille colori pollockiani come i costumi casuali degli interpreti, si è rappreso. Si sono create file perpendicolari, ma anche dirottate verso il centro con l’innesto di uno dei duetti maschili più espressivi. Due uomini (William Barry, Iyar Elezra), una flessuosità infinita, un’assenza di genere anche se vi sono tutti e due con le relative sensualità, e una lasciarsi avvolgere nello spazio e negli occhi dello spettatore quasi spaventoso per la bellezza cui può puntare un corpo in relazione ad un altro, in pace ed armonia.

A Ravvena il pubblico è andato in visibilio per Kyr (1990) con tutti i danzatori seduti in cerchio, e scatenati anche nell’intonare il folk di The Ejad Mi Iodea, nel lanciare le camice bianche per restare in canotta e mutande e dar via a quegli estratti tra i quali le allegre e tragiche piramidi di Sadeh 21 (2011) con la camminata storta di una danzatrice, i mirabili assoli. Quanto all’immancabile coinvolgimento del pubblico: gli israeliani ancora in completo nero, hanno scelto donne in platea, ballato con loro, eletto una divina. Cha cha cha a gogo: puro pleasure of movement. Ma “gaga” è soprattutto questo; in caso contrario mieterebbe vittime, per quanto è faticoso, anziché creare super danzatori.

Batsheva Dance Company, Ravenna Festival; Teatro Zandonai, Rovereto, 3 settembre; Teatro Regio/Torinodanza focus 5-8 settembre

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