Domenica

È sempre tempesta sui profughi

danza

È sempre tempesta sui profughi

Attuale. «Before Breake»
Attuale. «Before Breake»

Inspiegabili luminarie da festeggiamenti natalizi hanno annunciato nella magnifica cittadina di Ravello un cambio di rotta. Con Alessio Vlad (musica) e Laura Valente (danza), l’edizione numero 64 del festival abbarbicato sugli scogli della costiera amalfitana ha ben due nuovi direttori; accoglie artisti importanti e per la danza, soprattutto contemporanei. Al Balletto Civile di Michela Lucenti è toccato, sul Belvedere di Villa Ruffolo (vedi anche il programma musicale nella rubrica di Angelo Curtolo), l’onore del primo (Before Break) e del secondo ballo (Killing Desdemona),in ricordo dei quattro secoli dalla scomparsa di Shakespeare.

Balletto Civile promette prodezze sulle punte, ma il nome del gruppo, nato nel 2003 e residente al Teatro Due di Parma, vuol essere ironico-etico. L’ensemble ama tutte le arti performative e talvolta le sbeffeggia con impeto battagliero e morale. Before Break, ovvero La tempesta, cui abbiamo assistito, è una sorta di piacevole forse più che pensieroso musical, con interpreti in neri costumi, spesso sfavillanti e acconciature, in specie maschili, assai arzigogolate, quasi muliebri ed elisabettiane. La trama del penultimo dramma in cui Shakespeare attinge, come nel Sogno, al soprannaturale, tuffandolo nella profondità delle vicende umane, è qui disciolta, smembrata. Break dance, contorsioni rap, hip hop e un movimento sempre in levare, vi emergono con tale cocente energia da impedire l’inseguimento delle relazioni tra il deus ex machina Prospero (interpretato anche dall’anziano e poetico padre della Lucenti), la figlia Miranda, lo spiritello Ariel e tutti gli altri protagonisti triplicati, o duplicati, a eccezione di Gonzalo e Calibano.

Oltre all’impetuosa fisicità e ai brani recitati in lingua anche inglese, ciò che colpisce davvero in questa sfilata di vibranti danzattori, è però la presenza e l’uso quasi costante di una corda lunga, arancione - simbolo di salvataggi da mareggiate, come i salvagenti dello stesso colore indossati da alcuni interpreti. Poi, certo, sbuca fuori sommessamente la ben nota frase di Prospero «siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni», e d’improvviso gli interpreti si disperdono in platea à la Bausch, per distribuire confetti di nozze.

Così ripiombiamo nella vera Tempesta, quando Miranda si sposa con Ferdinando, re di Napoli, ma senza che ciò accada davvero in scena. Alla musica originale di Julia Kent si unisce il bel canto della Lucenti, e prima un pregevole monologo rap di una delle Mirande, tutto teso a raccontare l’intreccio shakespeariano, anche se siamo ormai al termine dello show. Con la sua leggerezza meditabonda, Before Break, si sottrae alle Tempeste teatrali tradizionali, tuttavia nella danza non mostra particolare originalità coreografica, salvo in taluni raggruppamenti, ove Prospero sembra volare sopra corpi- sculture, o nelle diagonali e nei tira e molla di quella corda da attualissima burrasca di profughi che libera e incatena alla nostra drammatica realtà.

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