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Tradizionalmente Super(quark)

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Tradizionalmente Super(quark)

«Superquark è come il telegiornale», commenta sorridendo Piero Angela nell’introdurre il suo storico programma, in onda il martedì sera su Rai 1, anticipato dalla imprescindibile Aria sulla quarta corda di Bach: sono sufficienti poche note della vellutata sigla ed eccoci proiettati in un mondo noto, accogliente come lo sono gli abiti usati a lungo, un mondo certo in aggiornamento, i cui contenuti arrivano dritti dall’attualità, ma la cui cornice, però, il cui piglio tipico, rimangono immutati. Come il telegiornale.

«Se non riusciamo a salvare i predatori più carismatici del nostro pianeta che speranze ci sono per gli altri animali?» è l’allarmante domanda che accompagna un documentario su orsi polari (sempre più magri), aquile reali (sempre più rare) e balenottere azzurre (sempre più falcidiate dalle navi); «sappiamo quel che mangiamo?», è il titolo del servizio sulle frodi alimentari che dimostra quanto sia facile spacciare il pangasio per cernia, e quanto il gluten-free garantito dalla confezione sia smentito dall’infallibile detective-microscopio («proprio come in un film poliziesco», ammicca Piero soddisfatto).

Si parla poi di inquinamento luminoso, di barriere architettoniche, e di accoppiamento nel mondo animale («Negli animali è estremamente rapido, nell’uomo invece le cose vanno diversamente. Ma non sempre...» ammicca Piero il furbetto).

I servizi si susseguono senza imprevisti: le voci fuori campo commentano fuori campo, gli esperti in studio danno prova di esperienza in studio, Piero è Piero, Alberto Angela è Neri Marcorè («ci troviamo proprio dentro» – con le manine che lo mimano – «mentre prima eravamo sopra» – con le manine si allungano fino al cielo – «e adesso stiamo andando sotto» – con le manine che... Vabbè avete capito), e noialtri possiamo finalmente rilassarci nel ruolo dei telespettatori, non brutalizzati, non percossi da frustate glitterate, battutine botulinate e scudisciate chiappiformi. Anzi, piuttosto, punzecchiati da alcuni argomenti, come quando ci viene spiegato che il mondo fuori e dentro di noi è percorso da “autostrade di batteri”, ed è tanto meglio farseli amici, piuttosto che tentare di sterminarli, col rischio di colpire l’organismo più dannoso e autolesionista di tutti: noi.

La serata giunge al termine, accompagnata dalla voce pacata del meticoloso Piero: forse abbiamo imparato qualcosa che non sapevamo, ma soprattutto ci siamo lasciati accompagnare in una realtà senza strilli sensazionalistici o ficcate demagogiche. Come il telegiornale? Meglio. Decisamente meglio.

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