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«Spira Mirabilis», sinfonia visiva sui quattro elementi

CINEMA

«Spira Mirabilis», sinfonia visiva sui quattro elementi

Una scena di «Spira Mirabilis», di Massimo D'Anolfi e Martina Parenti
Una scena di «Spira Mirabilis», di Massimo D'Anolfi e Martina Parenti

Il cinema documentario è ancora protagonista nelle nostre sale: dopo «Figli dell'uragano» di Lav Diaz, tra i film più importanti usciti la scorsa settimana, in questo weekend si segnala «Spira Mirabilis» di Massimo D'Anolfi e Martina Parenti.
Non si tratta di un semplice documentario, ma di una curiosa sinfonia visiva sui quattro elementi della natura, girata in diversi luoghi del mondo.
Progetto ambizioso e affascinante, il film si divide tra momenti molto riusciti e altri poco pregnanti: troppo lo spazio dedicato agli indiani d'America, nella parte relativa al Fuoco, mentre più interessante è il segmento dell'Acqua, il cui protagonista è uno scienziato-cantante giapponese che studia una rarissima specie di meduse, minuscole e immortali.

Dopo aver stupito con «Il castello» (2011), «Materia oscura» (2013) e «L'infinita fabbrica del Duomo» (2015), la coppia D'Anolfi-Parenti punta ancora più in alto, forse anche troppo, faticando però a trovare la coerenza dei progetti precedenti e non riuscendo a portare fino in fondo le tante suggestioni messe in campo.
Notevole la parte finale, ma in precedena sono troppi i passaggi poco intelligibili e la lunga durata (circa due ore) non aiuta.
Resta un film da vedere, ma ci vuole una buona dose di pazienza.

Tra le novità più attese del weekend c'è anche «I magnifici 7» di Antoine Fuqua, remake dell'omonimo film di John Sturges, che a sua volta prendeva spunto dal capolavoro «I sette samurai» di Akira Kurosawa.
Quando la città di Rose Creek si ritrova vessata dal potere del magnate Bartholomew Bogue, per cercare protezione i cittadini assoldano sette fuorilegge, mercenari e giocatori d'azzardo. Mentre la resa dei conti è imminente, i sette cacciatori di taglie scopriranno di lottare per qualcosa che va oltre il denaro.
Dopo il deludente «Southpaw – L'ultima sfida» del 2015, Fuqua firma un mediocre western, dotato di alcune buone sequenze ma complessivamente ridondante e incapace di aggiornare il copione del film originale.
Il ritmo funziona nella prima parte, ma al film manca una vera ragion d'essere e il risultato è un rifacimento di cui non si sentiva un reale bisogno. Nel cast Denzel Washington, Chris Pratt e Ethan Hawke.

Infine, una menzione va anche a «Bridget Jones's Baby», terzo capitolo della saga con protagonista Renée Zellweger.
In questo film Bridget è in dolce attesa, ma non sa se il padre sia l'affascinante Jack, appena conosciuto, o la sua storica fiamma Mark.
Il soggetto è banale ed elementare, eppure è una commedia che, almeno in parte, funziona: i dialoghi sono efficaci e i battibecchi tra i protagonisti sono incisivi, si ride con gusto e il cast è in forma.
Niente di trascendentale, anche perché la regia è a dir poco scolastica, ma può essere l'idea giusta per una serata piacevole e senza troppe pretese.

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