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L’anti-machiavellico Erasmo

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L’anti-machiavellico Erasmo

Siamo nel 1516. Machiavelli ha già scritto “Il Principe” (opera però che vedrà la luce dopo la sua morte, nel 1532) ed Erasmo da Rotterdam, che non ha ancora avuto l'occasione di rifiutare la porpora cardinalizia come farà più tardi, concepisce un'opera che sostiene il contrario di quanto asserisce il segretario fiorentino. Si tratta dell'”Institutio principis christiani” (“L'educazione del Principe cristiano”). La dedica a Carlo V, un uomo che sembra nato per il comando e che è appena diventato re di Spagna e dei Paesi Bassi e si appresta a essere imperatore.

In essa Erasmo invita il sovrano a coltivare magnanimità, temperanza, onestà; o meglio, il principe dovrebbe governare tenendo conto dell'interesse di tutti e liberarsi dalle disastrose ideologie che inducono alla conquista e a quegli onori che portano rovina ai popoli. Per il sommo umanista olandese la guerra si deve evitare con tutti i mezzi possibili e il sovrano impari a consacrare le sue energie alle “arti della pace”. Che dire? Questo libro sembrerebbe concepito come “l'antimachiavelli”, quasi che il suo autore abbia desiderato rintuzzare sul nascere quelle tesi che ricordano senza delicatezze ai governanti che “è molto più sicuro essere temuti che amati”.

L'occasione per riflettere su quest'opera, che sembra appartenere al genere dell'utopia, la offre una nuova edizione appena uscita presso Les Belles Lettres di Parigi, tradotta (con testo latino a fronte) da Anne-Marie Greminger e presentata da Jean-Christophe Saladin: “L'Education du prince chrétien ou l'art de gouverner” (pp. 280, euro 25). Libro fascinoso, denso di intuizioni, tra cui quella di intendere la sovranità non come qualcosa che giunge dall'alto, ma quale funzione del governare. E questo anche se il principe, che deve anteporre il bene dello Stato alla sua stessa vita, è considerato ancora da Erasmo l'immagine di Dio.

Di certo questo prendere le distanze dai cattivi consigli del segretario fiorentino farà scuola, almeno nelle intenzioni. Una prova? Nel 1739 Federico II di Prussia scrive un libro intitolato “Anti-Machiavel”, nelle cui pagine non si ignora la lezione di Erasmo. Di certo, però, durante il suo regno, il monarca prussiano amico degli illuministi fece – possiamo scriverlo senza tema di essere smentiti - l'esatto contrario di quanto cercò di immaginare in quella sua operetta giovanile.

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