Domenica

L’altra faccia del Medioevo

THOMAS RICKLIN (1963-2016)

L’altra faccia del Medioevo

Se c’è stato un momento che ha visto diventare giovane e attraente la storia della filosofia medievale, questo è di sicuro nell’ultimo ventennio del secolo scorso. In quegli anni, seguendo i pochi esempi illuminati, i filosofi con l’aggettivo «san» o «sant’» prima del nome hanno smesso di far paura a chi non si trovava tra le mura di un convento o a militare in associazioni cattoliche. Soprattutto in Europa, in università della Francia, Svizzera, Germania e certamente in Italia, si sono creati gruppi di giovani studiosi dediti allo studio di Tommaso d’Aquino o di Meister Eckhart o di Anselmo d’Aosta. O di non chierici come Dante e Boccaccio, al centro dell’interesse di tanti storici della filosofia, secondo una linea di ricerca che ancora non è molto nota al grande pubblico e ai manuali scolastici.

Tra questi giovani studiosi, Thomas Ricklin, che ci ha lasciati nei giorni scorsi. Non è bastato il suo entusiasmo, nemmeno il suo amore per la vita e per l’Italia. Aveva cinquantatré anni, era nato a Zurigo il 6 maggio del 1963, uno svizzero con la passionalità di un napoletano, l’arguzia di un toscano, ma la dedizione allo studio e la precisione di un tedesco, di uno svizzero tedesco, anche se non aveva l’aria del professore. Lo si può dire tra i migliori allievi di Ruedi Imbach, in quella Friburgo che ha visto crescere un gruppo di storici della filosofia medievale appassionati di Dante e dell’Italia del Basso Medioevo. Ricklin era poi un predestinato, infatti da piccolo aveva vissuto diversi anni a Roma, dove suo padre era direttore dell’Istituto Svizzero, con sede nella bellissima Villa Maraini di via Ludovisi.

Dopo una gioventù politicamente agitata, di certo antistituzionale, l’amore per le opere poetiche e soprattutto filosofiche di Dante Alighieri lo fece entrare nella vita accademica. Attualmente era professore di Storia culturale e filosofia del Rinascimento, ove si intenda quest’ultimo iniziare dal XII secolo, alla Facoltà di Filosofia, Teorie della scienza e Filosofia della religione dell’Università Ludwig-Maximilian di Monaco di Baviera, in sostanza occupando la cattedra che fu di Ernesto Grassi. La sua traduzione con commento del dantesco Convivio è stata considerata una svolta importante negli studi di filosofia dantesca, così come la traduzione dell’Epistola a Cangrande della Scala.

Non che fossero pacifiche queste svolte: Thomas Ricklin amava il dibattito vivace, attraverso il quale aveva contribuito a far arrivare in Francia e in Germania la filosofia di Dante, le idee tutt’altro che secondarie che sono elementi strutturali anche delle pagine poetiche. Aveva poi pubblicato, oltre a più di cento articoli scientifici, uno studio sulla Fisica di Aristotele e l’anonimo Libro delle Cause nel dodicesimo secolo,e uno sulle teorie dei sogni, intitolato «Il sogno della filosofia nel dodicesimo secolo. Le interpretazioni dei sogni tra Costantino l’Africano e Aristotele».

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