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La domanda di Licia con un libro in mano: «C’è qualcuno che…

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la domenica del sole 24 Ore

La domanda di Licia con un libro in mano: «C’è qualcuno che sa leggere?»

Una volta Alberto Savinio, il geniale fratello di De Chirico, paragonò uno dei suoi romanzi più belli, Tragedia dell’infanzia, a «una foresta» «per l’oscurità che si addensa in quella più tenebrosa stagione della vita», in confronto a un altro suo libro (Dico a te, Clio) che sarebbe invece «un giardino» per «la chiarezza, la leggerezza, l’amenità conquistate nell’età matura». La leggerezza, in Savinio, è soprattutto nello stile deliziosamente divagante eppure serio: di una serietà intrisa di ironia, sempre pronta a smascherare o a cogliere di sorpresa il mondo adulto e la sua mania di prendersi troppo sul serio. La maturità e la leggerezza, in uno scrittore come lui, raro ma nient’affatto unico nel nostro panorama letterario, possono coniugarsi in un’infanzia coltivata per tutta la vita, della quale non rinnegare e non dimenticare nulla, se non le offese subite che l’avevano tinta di tragedia, da trasfigurare anch’esse in una sublime leggerezza di tono.

Sì, perché di un’età tragica e meravigliosa si tratta. Tragica, oggi, perché non sempre noi adulti sappiamo dare il meglio alle nostre bambine e ai nostri bambini, anche quando essi sono, esageratamente, al centro di ogni nostra attenzione. Per farlo, dobbiamo imparare a prendere sul serio le loro straordinarie capacità cognitive e morali, la loro curiosità e la loro smania di chiedere perché, che troppo spesso appassiscono nel corso degli anni, invece di fiorire rigogliosamente. E possiamo farlo divertendoci con loro in mille modi diversi.

Da qui nasce l’idea di proporre ai seriosissimi lettori della Domenica un nuovo supplemento nel supplemento. Si chiama, in onore all’intuizione di una bambina di nome Licia, «C’è qualcuno che sa leggere?»

Le cose sono andate così. Un pomeriggio Licia ha preso in mano un libro. C’erano in copertina un’immagine e una scritta. Tutto intorno c’era un mondo di adulti intenti in attività diverse. Licia guarda il libro. A cinque anni è già abbastanza brava nel riconoscere le lettere dell’alfabeto ma si rende conto di non saper decifrare la scritta. Attira dunque l’attenzione di tutti chiedendo ad alta voce: «Qui c’è qualcuno che sa leggere?».

Ci piace pensare che non sia solo una domanda buffa, come sembra. È una domanda da prendere molto sul serio. C’è qualcuno che sa dare alle nostre bambine e ai nostri bambini le cose che loro servono? Che sa farli imparare nel modo più sano, più giusto, più lungimirante? C’è qualcuno che, facendo tutto questo, sa farli divertire? E, nel contempo, sa prendere per il verso giusto la grande serietà con cui i bambini attendono ai loro giochi?

In verità ci sono molte persone che lo fanno, e saranno le protagoniste del nostro minisupplemento. Franco Lorenzoni, per esempio, con una rubrica intitolata «Elementare!» in cui tiene un suo diario di maestro in cui saranno soprattutto i bambini a dire la loro su ciò che hanno imparato. E poi, nel primo numero, uno dei più grandi editori per bambini al mondo, Peter Usborne, stila per i nostri lettori i cinque consigli di base per trasformare i bambini fin da piccolissimi in lettori appassionati per tutta la vita. «Lettori forti da 0 a 99 anni» potrebbe essere il nostro slogan. Una pagina intera è dedicata a un fumetto d’autore realizzato espressamente per la Domenica da un grande illustratore. Anche la grafica è improntata all’intelligenza, al buon gusto, alla leggerezza e all’ironia. C’è anche una rubrica postuma di un grandissimo poeta, e altre cose ancora che non è il caso di anticipare tutte qui.

Ma non ci siamo solo noi. C’è tutto un mondo, là fuori, che cercheremo di interpretare, che si occupa di bambini e ragazzi. Non a caso le vendite di libri di questo settore, in tempi di crisi dell’editoria, sono salite negli ultimi 10 anni (con un crescendo negli ultimi 3) del 44 per cento in tutto il mondo. E in Italia in particolare si sono aperte numerose librerie che, oltre a vendere libri, collaborano con altri enti, scuole e associazioni culturali, coinvolgendo artisti, illustratori, educatori, operatori teatrali e insegnanti in pensione. Ci aggiungiamo anche noi a dar voce a questo mondo, a quella che è una delle più importanti novità culturali degli ultimi anni. Tutti insieme, parafrasando Voltaire, dobbiamo coltivare non il nostro ma il loro giardino. Il giardino dell’infanzia, nostra e loro, che nessuno ci potrà più negare.

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