Domenica

Marie che non afferra Bosch

danza

Marie che non afferra Bosch

Trent’anni non sono pochi e “Milanoltre” li ha saputi reggere contro ogni traversia: economica e di indifferenza istituzionale. Per festeggiarli, ora, al Teatro dell’Elfo Puccini (in passato le sue sedi sono state disparate), il festival ha scelto due focus importanti. In apertura, Anne Teresa De Keersmaeker, la grande coreografa fiamminga a capo del gruppo Rosas, con due pièce ben note, ma mai prima d’ora ospiti nel capoluogo lombardo: Fase del 1982, su musica di Steve Reich, duetto di abbacinante purezza minimalista, incipit della sua carriera tutta in ascesa, e di cui lei stessa è stata ancora una volta interprete con Tale Dolven -, e lo schönbergiano Verklärte Nacht, creato nel 1995, ripreso e corretto nel 2014.

Il secondo focus ha ruotato attorno alla canadese Marie Chouinard, nome di cui si risentirà parlare nei mesi futuri per la nomina, a sorpresa, di direttrice della Biennale Danza. La scelta meriterebbe qualche riflessione, qui inopportuna anche se in parte collegata alla creatività non più limpida e spiazzante come un tempo dell’artista stessa. Dopo Le cri du monde, su musiche originali di Louis Dufort, allestito e visto nel 2000 e la sua celebre Sagra della primavera, ecco The Garden of Earthly Delights, l’attesa novità di quest’anno. Grazie a una commissione, la sopranominata femme sauvage du Québec per via di alcuni dissacranti assoli d’inizio carriera, si è lasciata ispirare da Hieronymus Bosch nel cinquecentesimo anno dalla morte. Ma quanto sono lontani dall’estro del pittore fiammingo quei lacerti in cui lei stessa si trasformava, entro fantasiosi costumi, in animale preistorico!

Ispirazione è infatti parola esagerata: collocando sul fondale copia del famoso trittico conservato al Prado, chiuso e poi aperto come un libro, e due speculari video tondi ai lati del proscenio, la coreografa ha realizzato uno spettacolo in tre parti professionale e... didascalico. Nella prima - il centro del Giardino - Marie induce i suoi dieci e perfetti danzatori, tutti coperti di biacca, - le donne lunghe, secche, un po’grifagne -, a rincorrere gesti e movimenti di Bosch, immaginando frutta da assaporare e uccelli da inseguire. Si formano molte coppie, disperse e poi radunate. Si lavora sulle dita delle mani, sui piedi, su gomiti e polsi. Le ginocchia sono spesso piegate. Ciò che più colpisce in questa zona “delle delizie”, resa aggraziata più che sensuale o erotica, è l’entrata dei danzatori in una bolla/zucca trasparente: cammina con le gambe dei ballerini mentre uno di loro vi si siede sopra.

L’Inferno, o seconda parte - sempre su musica di Dufort ma qui trasformata in stridori, scricchiolii, frastuoni - ha inizio con una danzatrice in preda a delirio; il microfono amplifica il suo incomprensibile sermone mentre la scena si popola di ogni sorta di oggetti: corde, scale, maschere, sacchi neri indossati sulla pancia da danzatrici forse in cinta del demonio. È un tramestio cui difetta il ritmo: un traccheggiare tra urla belluine e risate infernali in cui la danza diviene piatta azione. Nella terza parte, il quadro sul fondale fissa l’incontro tra Dio, Eva e Adamo nel Paradiso Terrestre. La novità, oltre a cinguettii, campanelli, estasi pacifiche dettate dal chiarore roseo dell’abito divino - è che qui Dio è una donna (anzi due: in uno scambio inutile) dal dito alzato con Eva a fianco. Adamo giungerà roteando, per lasciare posto a esatte copie di sé e della sua compagna, sempre negli stessi costumi color carne. A terra tutti formano garbati disegni. Pochi i movimenti: il solito armeggio di piedi, mani, gomiti, polsi. Due occhi, nei video laterali, aprono, chiudono, roteano le pupille verdi e azzurre: metafora di una bonomia spirituale a nostro avviso poco confacente alla Chouinard. Almeno nell’Inferno del suo The Garden of Earthly Delights ci si aspettava furore, o la selvaggia follia di Orphée et Eurydice (2008), forse l’ultima creazione di peso dell’artista del Québec.

© Riproduzione riservata