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«L’ombra della luce»: nella coreografia di Galili si…

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«L’ombra della luce»: nella coreografia di Galili si staglia la vita

(Foto: Viola Berlanda)
(Foto: Viola Berlanda)

Un programma di cinque caleidoscopici brani di Itzik Galili, anche nel cartellone del festival Torinodanza, ha dato il la alla nuova stagione del Balletto Teatro di Torino e della Lavanderia a Vapore di Collegno, Centro Regionale per la Danza. “L'ombra della luce” , lo spettacolo che ha federato le maggiori istituzioni del panorama coreutico subalpino, porta un titolo sintetico oltre che evocativo, poiché riunisce lavori di un coreografo per il quale il disegno luci non solo indirizza lo sguardo, ma è parte a pieno titolo della drammaturgia. E se la materica luce e la sapienza compositiva si stagliano in tutte e cinque le brevi pièces - che coprono un arco temporale quasi ventennale-, diverso per ognuna è il tenore emotivo.

Non ci sono nuove creazioni, ma il repertorio si avvalora di piccoli adattamenti in sintonia con i tempi e i nuovi interpreti. A dar corpo alla coreografia di “L'ombra della luce” sono otto guizzanti danzatori di quel Balletto Teatro di Torino (BTT e Galili avevano già stabilito una sintonia nel 2014) che Loredana Furno dirige da trent'anni. È lei a dare continuità a una compagnia sempre in trasformazione e attualmente composta da molto giovani, come il vibratile ventenne Axier Inarte.

Lirico e toccante è “Will-o'-the-Wisp” dove, nel buio, ogni danzatore reca la propria lampadina-fiammella, ora visibile e ora riposta come la luce interiore che ci guida o si offusca, secondo gli accadimenti e l'interazione con il gruppo. Rapporto talvolta irto, al pari di certi passaggi angolati della coreografia. “Chamaleon”, pezzo del ‘98 per una o più danzatrici e sedie, è adatto a far prendere consapevolezza alle giovani protagoniste delle proprie qualità anche teatrali (qui, in assolo, la fresca Julia Rauch), ma risulta trito per lo spettatore.

Nella paletta emotiva del programma, “Cherry pink and apple blossom white”, del 2013, sul mambo di Pérez Prado che dà nome al titolo, è leggero e tutto indirizzato all'umorismo nel dipingere l'incontro fra un “loser” e una bomba sexy. Se questo brano e “Chamaleon” si sono avvantaggiati della verde età degli interpreti, “Between L.” - pezzo di danza e voce che richiede coinvolgimenti, a più livelli, dei danzatori - ha messo in risalto la più matura e intensa interpretazione di Viola Scaglione e Marco De Alteriis.

Sebbene del '95, la coreografia, giocata fra centro e periferia di due densi quadrati di luce da due danzatori in dialogo a distanza, è ancora vitale e accattivante, anche per il testo - fra il serio e il faceto, fra il nonsense e la quotidianità-, giusto di ritmo perfino nella traduzione in italiano. Ritmo e percussioni quasi afro nel tellurico “Ephemeron”, fanno emergere, anche con incitamenti reciproci degli interpreti, tutta la coesione di una compagnia di danza. Un brano corale che si conclude, per converso, con l'intimità di un duetto finale, commentato da serie sentenze di un terzo danzatore. Alcune frasi che egli declama avanzando: “Sulla riva del perdono” o “Uniamo le sponde del baratro”, potrebbero piacere anche ai professionisti delle manifestazioni contro Israele e contro gli artisti sostenuti da quel governo.

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