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Una trasmissione civile

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Una trasmissione civile

“Civile” significa “del cittadino”. Civile è il valore, il diritto, il coraggio. Civile è il potere, la guerra, l’odio. Civile è il genio, la libertà, la responsabilità. Civile è il modo di agire di chi rispetta l’educazione; Civile è lo Stato, quando si comporta in modo civile.

Per sei settimane, il giovedì in seconda serata (ma potete recuperarlo sul sito della Rai) è in onda su Rai 3 Stato Civile, il programma che racconta alcune Unioni Civili tra persone dello stesso sesso avvenute nel nostro Paese da quando è in vigore il ddl Cirinnà.

Ci sono Orlando e Bruno, ultrasettantenni innamorati da 52 anni, che non stanno più nella pelle all’idea di celebrare il loro legame con un rito adeguato («La chiamano Unione Civile, sì, ma per noi è un matrimonio! Aspettiamo da tutta la vita!»), e che raccontano la loro storia commuovendosi e tenendosi stretti («Ma quando muoio mi vieni a cercare?», «Solo da te voglio andare»), e riuscendo – incredibilmente – a liquidare un tabù millenario: non solo e non tanto quello dell’amore tra uomini, bensì quello dell’amore, della tenerezza e della passione tra persone anziane.

Ci sono poi Giorgio e Michele, coppia “vip”, dal momento che il primo è il sindaco di San Giorgio a Cremano e che a sposarli, pardon: a “unirli”, sarà la Cirinnà in persona. Anche in questo caso, però, è l’amore quotidiano e intimo a essere raccontato (Giorgio grande e grosso che dice «tu sei la mia metà: etto più etto meno» all’esile Michele), con un inedito addio al celibato per una volta consumato in coppia e non all’interno delle consuete, triviali trovate separatiste.

I quattro sposi arrivano in comune mano nella mano, circondati da amici e parenti, si dicono “sì”, si baciano, si abbracciano, si festeggiano.

Ed è così bello, così emozionante, così civile (qualunque cosa ne pensi il neo eletto Presidente USA) che non possiamo che ringraziare Rai 3 per questo regalo.

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