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Lavanderia a Vapore, dove la danza prende colore

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Lavanderia a Vapore, dove la danza prende colore

Con la sua ariosa navata di 1.200 metri quadri, le immense vetrate perimetrali e la volta di legno a capriate pare una cattedrale laica, febbrilmente frequentata giorno e sera. La Lavanderia a Vapore di Collegno - alle porte di Torino – è un posto speciale, da un decennio riconvertito e destinato alla danza dalla Regione Piemonte che da due anni ha concesso questo spazio al suo braccio operativo per le arti performative, la Fondazione Piemonte dal Vivo – Circuito Regionale Multidisciplinare. Qui ha sede una delle cinque Residenze Regionali piemontesi – quella dedicata ai linguaggi della danza - nate per impulso del Decreto ministeriale del 2014 sullo spettacolo dal vivo che prevede specifici accordi Stato-Regioni per la promozione e lo sviluppo delle residenze artistiche.

In questa cornice architettonica e istituzionale si colloca il progetto a tutto tondo di Centro Regionale per la Danza che Piemonte dal Vivo conduce con numerosi partner al fine di creare un polo d'eccellenza su modello dei centri coreografici europei. Spunti di riflessione su contenuti e indirizzi delle residenze artistiche, in particolare nell'ambito delle performing arts e della creatività transdisciplinare, sono emersi in un recente incontro nazionale tenutosi a Torino, con testimonianze di realtà estere di punta (El Graner, Les Halles de Schaerbeek, Belgian Artistic District e molti altri).

Nel Centro di Collegno, attualmente dotato di sale prova, uffici, aree espositive, palcoscenico e tribuna da 280 posti, le serate di spettacolo sono numerose e incrociano i cartelloni di titolati festival e stagioni – Torinodanza, Interplay, Palcoscenico Danza, BTT – ma le attività più innovative in programma sono quelle legate a progetti specifici che si articolano su più fronti e con diversi intrecci e valenze. Dalla video danza in partnership con la Film Commission, alla formazione per professionisti e amateurs, dalle residenze “processuali” - legate cioè alla ricerca piuttosto che alla produzione di spettacoli -, all'accoglienza di artisti del territorio regionale e nazionale - quest'anno Daniele Albanese, Tommaso Modena e Tommaso Serratore.

Si svolge in questi giorni Campo Largo, la prima residenza artistica italiana, guidata da tutor internazionali, dedicata alla videodanza e alla produzione di opere multimediali che amalgamano coreografia, video, sound design, performance site specific e storytelling territoriale. A cura di Coorpi e collaboratori berlinesi e americani. Ricerca X, ideazione di Carlotta Scioldo e Erika di Crescenzo, si articola invece in quattro intensi periodi di residenza condivisa e altrettanti incontri con il pubblico intesi come momenti di dibattito e di stimolo di pensiero sul processo creativo e in dicembre organizzerà un convegno internazionale sul tema, poco esplorato in Italia, della drammaturgia nella danza.

Indirizzato all'interpretazione della Lavanderia come spazio “abitato” su un piano di parità da un coreografo e da un artista visivo che conducono una riflessione comune - finalizzata a una performance multidisciplinare – è, invece, il progetto Motori di Ricerca, in collaborazione con un centro d'eccellenza per l'arte contemporanea: la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Un contenuto che amplia gli orizzonti anche in senso geografico è poi lo scambio internazionale messo a punto dal critico Elisa Vaccarino che coinvolge anche il Festival di Ravello e si concluderà alla Fábrica del Arte Cubano dell'Avana.

Laura Domingo Aguero e Sandra Ramy Aparicio hanno creato uno spettacolo innervato di contemporaneo autoctono cubano per la compagnia junior diretta da Pompea Santoro, l'Eko Dance International Project. In fasi successive saranno invece coreografi italiani a essere invitati nei nuovi centri d'arte della capitale cubana.
Al momento i contenuti della Lavanderia a Vapore sono molteplici e aperti, nei prossimi anni si potranno forse validamente individuare delle linee di indirizzo più precise. Intanto è già attuata la trasformazione di questo luogo d'archeologia industriale in un centro di incontro e di confronto artistico, in un catalizzatore di idee e di progetti.

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