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Che cosa è un eroe

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RIFLESSI NEL GRANDE SCHERMO

Che cosa è un eroe

«Sully» di clint eastwood.  Tom Hanks è Sully
«Sully» di clint eastwood.  Tom Hanks è Sully

Chi è un eroe? Da ultimo, Clint Eastwood se l’è domandato in American Sniper (2014), che i più superficiali hanno scambiato
per un’apologia del cecchino patriota, dell’uccisore “a fin di bene”, ma che svela quanto un tale assassino in buona coscienza possa fraintendere se stesso, e quanto il suo mito sia carico di morte. Eroe, suggerivano già nel 2006 Flags of Our Father e Lettere da Iwo Jima (2006), non è chi uccide in una guerra, ingiusta o giusta che sia, ma chi si senta responsabile nei confronti dei vivi. Di questa responsabilità si carica il protagonista di Sully (Usa, 2016, 96’).

Tratto da un fatto di cronaca, e scritto da Todd Komarnicki, il film racconta di Chesley Sullenberger detto Sully (Tom Hanks), che ai comandi di un Airbus A320 il 15 gennaio 2009 salva le vite di 155 uomini e donne, e insieme la propria. Ap-pena dopo il decollo dall’aeroporto Fiorello La guardia, entrambi i motori del suo aereo sono messi fuori uso da un fitto stormo di uccelli. Dalla torre di controllo gli dicono che può tornare a La Guardia o atterrare sette miglia più in là, a Teter-boro, nel New Jersey. Con Jeff Skiles (Aaron Eckhart), il suo secondo, Sully valuta entrambe le possibilità. A disposizione non ci sono che pochi minuti. Il rischio è che l’aereo si schianti contro gli edifici di New York.

Pilota da quarant’anni, Sully decide di non affidarsi né al direttore di volo né ai protocolli del costruttore. Vira in direzione del fiume Hudson e ammara sopra le sue acque gelide. Sono passati 3 minuti e mezzo dal guasto e dopo altri 24 tutti i 155 sono messi in salvo dai traghetti di linea e dagli elicotteri della polizia. Sully è l’ultimo a uscire dall’aereo, ma solo dopo averne ripercorso due volte la carlinga, per assicurarsi che non vi sia rimasto intrappolato nessuno. In diretta, le tivù ne fanno un eroe, ma l’Agenzia federale per la sicurezza del volo apre un’inchiesta, ipotizzando che la sua decisione, autonoma e irrituale, abbia fatto correre rischi inutili ai passeggeri e all’equipaggio.

Questi sono i fatti, e poi c’è Clint Eastwood con la sua attenzione alla moralità del singolo. Si può condividere il mondo di valori dell’autore di film all’apparenza diseguali come Mystic River (2003) e Gli spietati (1992), e si può anche rifiutarlo. In ogni caso, il senso morale del suo cinema non dipende da una somma di principi da cui i protagonisti si limitino a far discendere in modo immediato le proprie decisioni. Al contrario, si esprime nella radicalità tragica della decisione, nel momento in cui il singolo se ne prende la responsabilità. Così fanno il Nelson Mandela di Invictus (2009), il Frankie Dunn di Million Dollar baby (2004) e Butch Haynes, lo U.S. Marshall di Un mondo perfetto (1993). La loro moralità non ha l’astrattezza di un protocollo di norme, umane o divine, ma l’urgenza concreta delle vite degli uomini e delle donne con cui si trovano a condividere la propria. Ben lontana dall’essere più semplice e più comoda, la loro moralità pretende coinvolgimento, assunzione consapevole di rischi. E non conosce autoassoluzioni. Chi decide, sa che nessun principio e nessun protocollo potrà poi valergli a discolpa.

Così fa Sully, che rifiuta di farsi scudo morale del mito eroico che le televisioni e l’opinione pubblica gli costruiscono attorno. Mai utilizza la salvezza dei 155 per giustificarsi, né di fronte all’Agenzia per la sicurezza del volo né, ancor meno, di fronte a se stesso. Se ha sbagliato, così pensa, sulla sua coscienza graverà un peso che nessun riconoscimento sociale potrà alleggerire. Ho fatto del mio meglio, assicura per telefono alla sua Lorraine (Laura Linney). Ma nemmeno questo gli darebbe sollievo, se scoprisse che davvero ha messo inutilmente a rischio 155 vite.

È un eroe, Chesley Sullenberger? E poi, è importante che lo sia o non lo sia? La sua risposta è la stessa che darebbero Nelson Mandela, Frankie Dunn, Butch Haynes. Non conta essere eroi. Conta assumersi la responsabilità delle vite degli altri, insieme con gli altri.

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