Domenica

Questo Natale fateci volare

C'è qualcuno che sa leggere

Questo Natale fateci volare

Natale segna la rivalsa – che bello - dei libri inutili: grande formato, carta di pregio, stampa accurata. Una buona occasione per scoprire il prodigio della lettura bis tris quadris (ancora, ancora) e cercare di comprendere, ammesso che sia possibile, le ragioni per cui alcuni albi esercitano un fascino irresistibile e altri – magari anche più preziosi e più inutili – invece no. I bambini sono tutti diversi, i libri anche, quindi vagando spersi tra gli scaffali non chiediamo un libro per un bambino di quattro anni, che non vuol dire niente e anzi rischia di far innervosire il libraio avveduto; stiamo zitti, invece, e perdiamoci un po', lasciamoci trascinare dall'istinto della curiosità. Non può esserci guida migliore alla scelta del libro giusto per il bambino giusto. Male che vada, o se abbiamo qualche dubbio, possiamo sempre tenercelo (il libro) o regalarlo a un grande da sorprendere.

Chi anche nei libri inutili cerca una qualche parvenza di utilità sarà contento di regalare Un giorno nella vita di tutti i giorni di Ali Migutsch: un libro brulicante (così nell'originale tedesco) uscito per la prima volta nel 1968, fatto di grandi doppie pagine di cartone, affollatissime di forme di vita umana e sociale. La fattoria e il cantiere, il parco e una sorta di centro commerciale ante litteram, gente che fa le smorfie, fa le facce indica, lavora, ride, si arrabbia. (Le storie, va da sé, le deve raccontare chi guarda). Un grande giorno di niente è l'esatto contrario: il niente è quello che uno dei consueti bambini di Beatrice Alemagna col naso tondo e due bei buchini da ficcarci le dita scopre attorno a sé e dentro di sé nell'ennesima vacanza dentro il nulla (Eravamo lì per la centesima volta), con la mamma impegnata a scrivere e anche un po' scontrosa, visto che pur indaffarata non manca di sgridarlo per la sua affezione a un videogioco ammazzatutti. Piove, per di più, anzi, diluvia. Ma il bambino col naso da porcello si accorge che il niente là fuori trabocca di brillii, animali, aria buona, e poi pensieri e idee in associazione, e anche memorie belle di persone che non ci sono ma si possono evocare grazie a luci e odori. E pazienza se il videogioco è finito in fondo al lago: ormai tanto non serve più.

Ars topiaria e immaginazione si sposano nell'album Il giardiniere notturno dei Fratelli Fan tradotto da Masolino d'Amico: tutto merito di un ometto dall'aria dimessa che recluta William per trasformare gli alberi in presenze animalesche e costringe tutti a guardare il mondo con più attenzione. Come un albero di Rossana Bossù è pure popolato di foglie e rami e radici, ma con un taglio artisticamente scientifico che ancora una volta piacerà ai sostenitori dei libri utili-inutili: disegni precisi seppur stilizzati che introducono una serie di brevi informazioni su ghiande, funghi, uccelli, insetti, grandi mammiferi da incontrare in un ideale percorso nel bosco.

Per chi è avvezzo al fascino della paura controllata c'è un libro pieno di creature viscide, Il serpente tanto solo, del grande Armin Greder: le sue bisce vere o presunte – il protagonista è alla disperata, fallimentare ricerca di un amico – hanno la sfocatura dell'acquarello e un'aria perplessa che riuscirà a intenerire anche i più strenui odiatori di rettili. Uno scoiattolo scambia un tondo formaggio per la luna caduta dal cielo: possibile? Andrà rimessa al suo posto, e subito. Grandi sforzi per un bestiolino piccolo in Lo scoiattolo e la luna coi bei disegni a matita di Sebastian Meschenmoser. Una storia quasi realistica, invece, che gioca con gli effetti dell'ingegneria cartacea e la pulizia del bianco e nero parlando di cose serie in modo lieve: Prima c'era il mare di Eleonore Douspis nella traduzione di Vivian Lamarque. Ecco un bambino riccio che viveva su un'isola e pescava granchi e viveva tranquillo finché è calato il buio e tutti sono dovuti partire. «Tutto tutto via, anche le lettere dell'alfabeto della mia storia». Pronto, il bambino, a ritagliarsi una vita nuova dentro il libro che lo contiene e rischia di tenerlo prigioniero: perché si dev'essere capaci di reinventare tutto, compresa la propria storia, per andare avanti.

Bisognerà poi citare in rapida infilata alcuni inutili imperdibili: come Una tigre all'ora del tè di Judith Kerr, l'autrice del celeberrimo Quando Hitler rubò il coniglio rosa – un siparietto nonsense in cui è del tutto normale per Sophie accogliere un grosso felino e condividere un momento di cibo e serenità; The Snowman di Raymond Briggs – va bene anche in inglese, considerato che è senza parole – che narra il viaggio in volo sopra il mondo di un bambino fiducioso per mano all'uomo di neve che ha costruito la vigilia di Natale; e dallo stesso autore-illustratore il più pacioso dei Babbi Natale alle prese con le fatiche del mestiere. Se sono libri che funzionano da decenni una ragione ci sarà, ed è tutta da scoprire insieme.

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