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«Paterson» e gli altri: i 10 migliori film del 2016

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«Paterson» e gli altri: i 10 migliori film del 2016

L’anno solare volge al termine e per gli appassionati è tempo di classifiche: tra le tante, dagli album musicali ai libri, non può mancare una graduatoria dei migliori film usciti nel corso del 2016.

Ecco la nostra top 10 delle pellicole proposte nelle sale italiane da gennaio a dicembre:

Paterson di Jim Jarmusch– Il primo posto va al nuovo lungometraggio di Jarmusch, già regista di «Dead Man», «Ghost Dog» e «Solo gli amanti sopravvivono». «Paterson» è una sbalorditiva riflessione esistenziale che tratta tematiche alte e profondamente filosofiche con una semplicità disarmante. È un film sulla poesia che segue i ritmi di un sonetto e in cui le musiche accompagnano magnificamente le storie quotidiane dei protagonisti: un guidatore d'autobus con ambizioni da poeta, la sua fidanzata che vorrebbe diventare una cantante country, il loro simpatico bulldog Marvin.
Jarmusch gioca da maestro coi registri, alternando dramma e commedia, e firma un'operazione memorabile. Da vedere e rivedere.

Neruda di Pablo Larraín – Uno dei biopic più belli e originali degli ultimi anni, un film che mescola più generi e riesce a regalare alcuni dei momenti cinematografici più intensi del nuovo millennio (la parte con l'inseguimento sulla neve, in primis). Non è solo un film su Neruda, ma una straordinaria sinfonia audiovisiva, valorizzata da una scrittura precisa e puntuale e dalla costruzione di personaggi che rimarranno impressi nella memoria (oltre al poeta, l'ispettore interpretato da Gael García Bernal è una figura che colpisce forse ancor più del protagonista).

The Assassin di Hou Hsiao-hsien – Otto anni dopo «Le voyage du ballon rouge», il maestro taiwanese Hou Hsiao-hsien è tornato dietro la macchina da presa per un lungometraggio eccellente. Un film capace di ribaltare le regole del wuxia (il cappa e spada cinese), optando per una messinscena più statica che dinamica, dove ogni fotogramma è studiato al millimetro e valorizzato da un'estetica di grande suggestione. La cinepresa dell'autore sembra dipingere più che riprendere e il risultato è un'opera di enorme fascino, premiata al Festival di Cannes del 2015 per la miglior regia.

Il figlio di Saul di László Nemes – Tra i migliori film sull'Olocausto mai realizzati, «Il figlio di Saul» è una sconvolgente opera prima con al centro un prigioniero ungherese costretto ad aiutare i nazisti in un campo di concentramento. A colpire è però soprattutto la regia di Nemes, sempre vicinissima al protagonista e capace di giocare al meglio con le immagini: gli orrori che ben conosciamo ce li lascia intuire (lasciandoli spesso fuori campo), facendo sì che il coinvolgimento emotivo sia ancora più forte.

Il club di Pablo Larraín – Ancora Larraín con un (altro) grande film che racconta di un gruppo di (ex) preti che vive insieme a una suora in una casa in riva al mare: in realtà si tratta di un luogo di penitenza, dove redimersi dai propri peccati. È un lungometraggio duro e coraggioso, capace di far riflettere e di mettere alla berlina le contraddizioni della Chiesa cattolica. Forte nei dialoghi e potente nella messinscena, è un film assolutamente da recuperare per chi ancora non l'avesse visto.

The Hateful Eight di Quentin Tarantino– Tarantino, nel bene e nel male, lascia sempre il segno e questo suo western da camera è uno dei lungometraggi più interessanti della sua ricca carriera. Un giallo, che ricorda Agatha Christie, che coinvolge e lascia col fiato sospeso dal primo all'ultimo minuto. Ottima anche la prova di un cast in formissima.

The Witch di Robert Eggers – Un'opera prima e un grande horror firmato dall'esordiente Robert Eggers. Sublime la messinscena del giovane regista, che riesce a trasmettere un senso di inquietudine davvero straordinario grazie in particolare ai suoni e alle immagini. Al centro c'è una famiglia tormentata da una strega, ma bastano pochi minuti per capire che siamo di fronte a un film in cui la narrazione conta relativamente e lo spessore estetico è davvero fuori dal comune.

La canzone del mare di Tomm Moore – Il miglior film d'animazione dell'anno pesca a piene mani dalle leggende del folklore irlandese e colpisce per la sua forza poetica e il suo magnifico disegno. Dopo «The Secret of Kells», Tomm Moore si conferma un maestro del genere e diventa uno dei nomi da tenere maggiormente sott'occhio anche nei prossimi anni.

Le mille e una notte – Arabian Nights di Miguel Gomes – Un progetto monumentale, diviso in tre capitoli, che riprende la celebre raccolta di novelle orientali adattandole al mondo contemporaneo e, in particolare, alla crisi economica. Miguel Gomes parla del suo Portogallo, ma non solo, e l'inizio dal sapore documentario – in cui lo stesso regista fugge dal set – ha lo spessore del grandissimo cinema.

One More Time With Feeling di Andrew Dominik – Non poteva mancare un documentario in classifica, in un'annata che ha visto tanti film del genere grandi protagonisti. E non poteva che essere il lungometraggio di Andrew Dominik sulla lavorazione di «Skeleton Tree» di Nick Cave and the Bad Seeds, un grande album la cui registrazione è stata completata dopo la morte del figlio adolescente di Cave e in cui si sente tutta la sofferenza del cantautore australiano.

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