Domenica

Graphic novel dal volto umano

I fumetti della domenica del sole

Graphic novel dal volto umano

I disegnatori dei fumetti sono persone fuori dal comune. Li incontri per discutere di illustrazioni, di nuvolette, di personaggi mitici, di passato e futuro della nona arte, e loro invece ti sorprendono parlandoti del fascino, del mistero e dell’imprevedibilità dello scrivere. Otto Gabos, l’autore de “Gli amici di Romeo”, il fumetto disegnato per le pagine “C’è qualcuno che sa leggere” della Domenica del Sole, scrive e disegna di se stesso: non esita, con coraggio, a percorrere la strada a ritroso verso la propria infanzia per trovare ispirazione e rimettersi continuamente in gioco. Perché è lì, nei primi anni di vita, la vera sorgente dell’immaginario.

«Romeo - spiega l’autore - sono io da bambino. L’infanzia, per me, è un ritorno continuo. Ho avuto un’infanzia da condominio, da città, leggevo e disegnavo, non vivevo in campagna, non giocavo nei cortili. Ho avvertito molto presto la questione della solitudine, e allora ho sviluppato un immaginario molto vivo, che diventava il mio rifugio. Alla fine credo di avere indossato una maschera, quella di Romeo, di avere creato un personaggio di autofiction».

Scrittura e disegno, l’alchimia del racconto
Otto Gabos è lo pseudonimo di Mario Rivelli, cagliaritano di 54 anni che vive e lavora a Bologna, dove insegna Arte del Fumetto e Scrittura creativa all’Accademia di Belle Arti. Otto viene da Mariotto. Gabos, invece, è un cognome di ispirazione mitteleuropea («Era il periodo in cui mi ero innamorato della secessione viennese»). Otto Gabos è autore di tanti romanzi grafici, tra i quali “Esperanto” per Casterman, “L’Illusione della Terraferma” per Rizzoli Lazard (da cui è tratta l’illustrazione di apertura), e il recentissimo “Il viaggiatore Distante- Atlantica” per Coconino Press Fandango. Il tratto di Gabos è intenso, caldo e gradevole, ricco di umanità. Quasi un tramite naturale con la scrittura. Nella sua formazione hanno avuto un ruolo molto importante i fumetti americani. «Mi piaceva Barnaby, di Crockett Johnson. I Supereroi Marvel mi hanno folgorato in seconda elementare».

Per Mario-Otto scrittura e disegno sono due attività parallele, che a volte si incontrano per creare l’alchimia del racconto, a volte seguono invece un percorso individuale. «Tutto quello che faccio - spiega l’artista - ha come fine ultimo una narrazione. La storia è l’aspetto principale, la modalità con cui la racconto viene dopo. È anche il motivo per cui non faccio l’artista figurativo: per me la narrazione viene prima, io scrivo prima di disegnare. E allora mi piace trovare storie, relazionarmi con i generi letterari». A lungo, il fumetto è stato la forma espressiva preferita da Otto Gabos, perché offre la possibilità di unire parole e immagini, silenzi e immagini. «Ora apprezzo la scrittura pura, meno impegnativa rispetto al disegno, che richiede uno sforzo fisico non indifferente».

Graphic novel, editoria in salute
In libreria, graphic novel e narrativa per ragazzi sono i due segmenti più in salute in un settore asfittico come l’editoria. «Perché chi le fa - dice Gabos- è molto competente: avendo vissuto per anni in ghetti culturali, ha sviluppato una iperspecializzazione e una resistenza uniche. Inoltre gli editori migliori per costruire un rapporto dialettico, importante per fare un libro, si trovano proprio in questi settori». Il web, intanto, sta ridisegnando anche il futuro della nona arte: «C’è tutto il pianeta web con cui confrontarsi: c’è l’universo dei ragazzi, autori giovani che nascono e rimangono sul web. E poi c’è il settore degli apocrifi, che utilizzano personaggi già noti per creare storie sul web».

Negli Stati Uniti, dove Gabos ama trascorrere lunghi periodi, è molto interessante osservare il lavoro delle major, pronte, coraggiosamente, a lanciare autori nuovi, provenienti dal romanzo grafico, e a farli cimentare con la rivisitazione dei vecchi cavalli di battaglia, i Supereroi. Il fumetto, insomma, è sempre pronto a tornare all’infanzia e a rimettersi in discussione. Proprio come Otto Gabos.

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