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Musica maestra!

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Musica maestra!

Gli astronauti suonano in assenza di gravità a bordo della Stazione spaziale internazionale
Gli astronauti suonano in assenza di gravità a bordo della Stazione spaziale internazionale

Forse te lo ricordi. Ti avevo parlato di musica “forte”. Altri la chiamano musica “classica”, ma quell’aggettivo non dice tutto quello che si dovrebbe dire. Dire “classica” significa dire che una musica segue fedelmente le buone regole, anzi le ottime, quelle regole che, una volta seguite, danno buoni risultati, anzi ottimi: direi, i migliori fra tutti i risultati che noi desideriamo. Ma noi vogliamo essere liberi (tu vuoi essere libero, e scegliere tu per te stesso… non è vero?).

Fra le libertà che desideriamo, c’è anche la libertà di desiderare qualcosa d’altro, di essere noi stessi. Quella libertà è tutt’uno con la forza. Se sarai fortunato, se nella vita avrai buoni maestri, qualcuno ti racconterà la storia dell’Occidente, che è il tuo mondo; è anche il mio, ed è il mondo che è tutti noi, e tutti noi siamo l’Occidente, poiché se tutti noi non fossimo l’Occidente non sapremmo che cosa sia la libertà, la scelta di pensare ciascuno a modo suo. Qualcuno, all’esterno ma anche all’interno del nostro mondo, ci vuole togliere la forza e la libertà. In particolare, qualcuno ci vuole togliere la bellezza che l’Occidente ci lascia in eredità. Qualcuno vuole nascondere ai nostri occhi o addirittura distruggere o bruciare la Primavera di Botticelli o la Scuola di Atene di Raffaello o la Gioconda di Leonardo.

Soprattutto, la vittima predestinata è la musica “forte”, e il solito qualcuno vorrebbe negarci e distruggere la musica, e proprio la musica “forte”, magari lasciandoci, per gentile concessione, le cantilene idiote che addormentano il cervello e le lagne pie e devote che intontiscono con la loro spaventevole bruttezza e volgarità: come beffa aggiunta al danno, o come le quattro caramelle nauseabonde che i bottegai disonesti davano una volta al cliente, come “resto”.

Ti dicevo, se ricordi, che la musica “forte” può essere per te come il viaggio di un astronauta fino alla fascia di Kuiper, oltre Plutone, o fino a Proxima Centauri. Tu hai diritto a questa musica, per le emozioni alte e indimenticabili della tua vita. Naturalmente, hai il diritto (così vuole lo spirito d’Occidente) di godere i modesti piaceri e gli innocui sciacqua-cervello offerti dalla musica “debole”, ossia dalla musica che ti canta quattro battute di un motivo elementare, su parole melense che parlano immancabilmente di pace e di fratellanza. E il motivo si ripete all’infinito, con monotonia scoraggiante, senza soprassalti di energia se è lamentoso e lumacoso, oppure, se invece è urlato con voce roca, senza imprevisti, senza avventure, senza significati mutevoli, senza pieni e vuoti, senza luci e ombre, e quasi sempre sostenuto dalla grandiosa trovata di un tum-tum-tum della percussione spacca-timpani, nell’inutile tentativo di dar sapore “ritmico” alla pappa insipida di una melodia puerile e di una rozza armonia imparata ad orecchio.

Disprezzo la musica “debole”? Ma quando mai! Essa ha il suo posto nel mondo, è sempre esistita, e in momenti in cui la tua (la mia, la nostra) vita è qualcosa di qualsiasi, tu hai il diritto di ascoltarla, di adagiarti, magari di suonarla (bene, però, uscendo dall’analfabetismo musicale, e non a orecchio!) e persino di cantarla: possibilmente, con parole meno stupidine di quelle laboriosamente escogitate da coloro che il linguaggio del potere e ahimè delle leggi e della “spiritualità” definisce “i giganti della musica”.

Sì, tu hai il diritto alla musica “debole”, poiché tu e io siamo l’Occidente, e l’Occidente significa garanzia dei tuoi e dei miei e dei nostri diritti. Se domani qualche gendarme, qualche bonzo, qualche sciamano, qualche derviscio, volesse impedire a te o a tutti noi di ascoltare la musica “debole”, sarei il primo a difendere il tuo diritto: mi sdraierei a terra, e gli armigeri e i bonzi e i dervisci dovrebbero passare sul mio cadavere. Ma tu non puoi, per amore di te stesso, accontentarti di poco: dell’ emozioncina, della nenia, del saltellìo. Tu sai che esistono ed esisteranno (così sogni, così speri) nella tua vita i momenti non-qualsiasi: quelli eccezionali, in cui tu ti metti alla prova. La musica “forte” ti aspetta: con la sua energia che si trasforma continuamente, che ti colpisce con l’imprevedibile, che somiglia terribilmente al cosmo, alle stelle, all’esplosione di una supernova, vuole annunciarti tre beni supremi: la forza, la libertà, la felicità. Difenditi dalla banalità e dalla mediocrità: pretendi che il nostro paese, quella musica, te la insegni.

Continua.
La prima puntata è stata pubblicata sulla Domenica dell’11 dicembre scorso

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