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Le 23 personalità di «Split»

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Le 23 personalità di «Split»

M. Night Shyamalan è finalmente tornato ai fasti d'inizio carriera: con «Split», uno dei titoli più attesi del weekend in sala, il regista di origine indiana ritrova la verve creativa di film del calibro de «Il sesto senso» (1999), «Unbreakable» (2000) e «The Village» (2004).

Se già il precedente «The Visit» (2015) era un deciso passo avanti rispetto a flop imbarazzanti come «L'ultimo dominatore dell'aria» (2010) e «After Earth» (2013), «Split» è la conferma che Shyamalan è ancora un regista di notevole talento.

Al centro della trama c'è un gruppetto di ragazze adolescenti che viene rapito da un individuo misterioso. Il loro carnefice, però, non è un semplice criminale in cerca di soldi per il riscatto: l'uomo soffre di un grave disturbo psichico e dentro di lui convivono 23 differenti personalità.

La carta vincente della sceneggiatura, scritta dallo stesso Shyamalan, è proprio il personaggio del rapitore: un villain originale e spiazzante, che combatte ogni giorno con la sua mente, dove le varie personalità cercano di prendere il sopravvento l'una sulle altre. Per provare a scappare, le ragazze tentano di sfruttare questa sua debolezza ma riuscire ad avere la meglio su di lui sarà meno semplice del previsto.

Indubbiamente nella costruzione narrativa c'è qualche furbizia di troppo, ma il film è avvincente ed emozionante dall'inizio alla fine e il pubblico è sempre coinvolto dalle vicende raccontate.

Efficaci, inoltre, i colpi di scena – compreso quello sul finale – e anche il montaggio fa bene il suo dovere tenendo alto il ritmo.

Una menzione speciale va alla grandiosa performance di James McAvoy nei panni del rapitore, ma si segnala anche la giovane Anya Taylor-Joy che dopo la prova nel bellissimo «The Witch», si conferma uno dei nuovi volti del cinema americano da tenere in grande considerazione.

Decisamente meno riuscita è la commedia «Proprio lui?» di John Hamburg.
Durante le vacanze, Ned, un iperprotettivo ma amorevole padre, va a visitare insieme alla famiglia sua figlia a Stanford. Qui però conosce anche il fidanzato di lei: Laird, un giovane miliardario sboccato e pieno di sé. Ned non può digerirlo e quando Laird gli rivela che ha intenzione di sposare sua figlia le cose si complicheranno ulteriormente.

Pellicola che sa tanto di già visto, «Proprio lui?» è un prodotto vittima dei luoghi comuni e di un cliché ormai abusato: padre e fidanzato della figlia che finiscono per trasformarsi in rivali. La sfida, naturalmente, è messa in scena in maniera molto leggera e la regia di Hamburg è priva di guizzi: il regista aveva co-firmato la sceneggiatura di «Ti presento i miei» di Jay Roach e ripropone molti elementi di quel lavoro in questa sua ultima pellicola.

Si sorride raramente e si sbadiglia spesso: un film del tutto evitabile, mal interpretato da un cast capitano da Bryan Cranston (Ned) e James Franco (Laird).

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