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Il «Cunto» del casellante Nino e la Sicilia antica di Camilleri

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Il «Cunto» del casellante Nino e la Sicilia antica di Camilleri

Teatro Carcano:  IL CASELLANTE. (Foto di Antonio Parrinello)
Teatro Carcano: IL CASELLANTE. (Foto di Antonio Parrinello)

Nino il casellante, la moglie Minica, la loro piccola tragedia privata intrisa di passione e dolore, immersa in un grande dramma storico. Una Sicilia arcaica, comica e tragica, che porta la firma di Andrea Camilleri, la narrazione di Moni Ovadia e la regia di Giuseppe Dipasquale. Il Casellante è uno dei romanzi brevi della trilogia di Camilleri sulla metamorfosi - che comprende anche “Maruzza Musumeci” e “Il Sonaglio” - dove la donna si trasforma in albero per effetto di una maternità brutalmente negata. La trasposizione del testo in scena si è tradotta in un grande affresco, o meglio in un “cunto”, antica arte che unisce narrazione e musica (cuntare e cantare), dove il “contastorie” in questo caso è Moni Ovadia, eclettico artista, cantante e compositore, appassionato dei diletti in via d'estinzione.

Ovadia, che ha già portato in scena la versione siciliana de “Le supplici” di Eschilo al Teatro Greco di Siracusa, con la lingua dell'isola appare ormai a suo completo agio, non solo nella parte del narratore, ma anche nei panni dei diversi personaggi in cui si cala - e fra questi non poteva mancare la figura del barbiere, tradizionale snodo di raccolta e divulgazione di notizie della vita di paese. Siamo in un paesino immaginario della Sicilia degli anni Quaranta, tra Vigata e Castelvetrano, lungo la linea ferroviaria dove transitano i treni a scartamento ridotto. Siamo alla vigilia dello sbarco degli alleati. La storia del casellante Nino, interpretato dal bravo Mario Incudine, e di sua moglie Minica, portata in scena da un'intensa e dolente Valeria Contadino, si sviluppa fra guerra, fascismo, brutalità e disperazione. Il ritmo è scandito dalla musica dal vivo dei due musicisti, Antonio Vasta e Antonio Putzu, sui brani delle ballate a cura di Incudine, che è cantante, attore e poli-strumentista.

Lo spazio del palcoscenico diventa piazza aperta di paese, sul grande fondale si alternano i protagonisti della melopea lirica e lo spettatore, accompagnato dal possente affabulatore e dall'incedere della potente e nitida voce di Nino, s'immerge nelle atmosfere dell'isola, ne sente i profumi, i sapori e i lamenti. Se il primo tempo dello spettacolo appare forse un po' lento e macchinoso, nella seconda parte si scatena tutta la tragedia, ricca e potente. Un esperimento difficile ma alla fine ben riuscito, grazie a un cast d'eccezione, una regia esperta - Dipasquale ha già portato in scena “Il birraio di Preston” e “La concessione del telefono” dello scrittore siciliano - e quel fascino antico e sensuale di un grande scrittore come Camilleri.
Dopo la puntata milanese al Teatro Carcano, lo spettacolo sarà a Bologna, Perugia, Genova e Palermo, una tournée in Sicilia nel mese di marzo, poi il ritorno al nord con Ivrea e Brescia, per finire con Roma al Teatro Sistina (23-28 maggio).
Al Teatro Carcano di Milano fino al 5 febbraio
IL CASELLANTE
Moni Ovadia Valeria Contadino Mario Incudine
Sergio Seminara Giampaolo Romania
Musiche dal vivo con Antonio Vasta e Antonio Putzu
Regia di Giuseppe Dipasquale

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