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Israele d’inverno

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Israele d’inverno

Una settimana di stacco, dalla nebbia e dal freddo. Un viaggio in Israele d'inverno è una sorpresa: non troppo distante dall'Europa, con un clima mite, almeno nelle ore centrali del giorno, e tante cose da fare e da vedere, oltre a quelle solite a cui uno pensa quando si parla della Terra Santa.
Prima tappa Gerusalemme, antichissima città adagiata sulle colline con tutti gli edifici dal caratteristico colore pietra. Città di contrasti e storia con i tre luoghi importanti per le tre religioni monoteiste – ebraismo, cristianesimo, islam – situati a poche centinaia di metri di distanza.

Un modo diverso di girare la città vecchia, percorrere le sue antiche mura e il centro storico è uno smart tour guidato con il Segway: i giri partono dalla vecchia stazione ferroviaria dismessa dei tempi dell'impero ottomano, ora trasformata in area di street market e parco giochi, a poche centinaia di metri di distanza dall'Hotel King David e dal Mulino a Vento.

Una visita merita il Mahane Yehuda Market, il mercato della frutta e verdura che, un po' come avviene in tante città europee, la sera si trasforma in una zona molto frequentata dai giovani con tanti chioschi che vendono cibo di tutti i tipi, a buon prezzo, per passare qualche ora in un'area davvero caratteristica, con i suoi colori e odori mediorientali.

D'obbligo, oltre a una passeggiata nei luoghi sacri della Città vecchia, anche una visita a Yad Vashem, il Memoriale dell'Olocausto, per non dimenticare i 6 milioni di morti – di cui 1,5 milioni di bambini, non solo ebrei ma anche disabili, zingari, omosessuali. E il Giardino dei Giusti in cui sono ricordate le persone – più di 600 italiani, tra cui Gino Bartali, Giorgio Perlasca, i Carabinieri – che salvarono vite e aiutarono tanti ad evitare la deportazione nei carri bestiame diretti ai campi di concentramento nazisti. Particolare emozione si prova – un po' la stessa sensazione che si ha visitando il memoriale dell'attentato dell'11 Settembre a Ground Zero a Ny – nel ripercorrere la storia dall'ascesa di Hitler al 1948. Situato in un bell’edificio contemporaneo completato dal 2005 e progettato dall'architetto Moshe Safdie, interamente in cemento armato – e non in Pietra di Gerusalemme come tutto il resto della città, ma in cemento, come una ferita, una cicatrice che resta visibile - con una forma prismatica, non a caso leggermente in salita. Il museo ripercorre la storia delle deportazioni, in un itinerario che è fisico, visivo, architettonico, ma anche storico e interiore, tra buio e luce. Si parte dal buio, dai 6 milioni di vittime della Shoah e si finisce camminando leggermente in salita nella luce: le vetrate che danno sul sole, il cielo, la speranza, il futuro.

Il Museo storico è stato ultimato da pochi anni, ed è circondato, come detto, dal Giardino dei Giusti, oltre 450 alberi, ulivi e altre essenze, in cui vengono ricordati, simbolicamente, tutti i Giusti, persone di ogni credo ed etnia che, come accennato, sfidando le leggi e i divieti dell'epoca, hanno aiutato tanti a salvarsi dall'Olocausto. Una visita davvero toccante – consigliato farsi accompagnare da una guida per comprendere bene tutto il percorso e il significato di quello che si vede e si sente – che resta impressa nella memoria.

La giornata a Gerusalemme si può concludere con una serata al Museo della Torre di David per assistere a “The Night Spectacular” spettacolo multimediale, coloratissimo che attraverso luci e suoni e proiezioni digitali sui resti archeologici delle dell'antica fortezza, in poco più di un'ora, ripercorre in modo visivo - un film di animazione proiettato sulle mura attraverso speciali proiettori – i 5mila anni di storia di Gerusalemme.

In questo periodo dell'anno poi è molto piacevole, viste le temperature non troppo elevate in Israele, trascorrere qualche giorno in uno dei diversi resort sul Mar Morto, il lago salato a 415 metri sotto il livello del mare. Tra cure termali, buon cibo, e bagni nell'acqua salata dove è impossibile nuotare – si resta a galla e non si va giù – e dove bisogna stare attenti a non immergersi con gli occhi che rischiano di bruciare per le alte concentrazioni di sale presenti nel bacino. Un bagno nel Mar Morto in ogni caso è un'esperienza diversa da tutte le altre, per certi versi indimenticabile, che una volta nella vita bisogna provare.

Sulla strada per il Mar Morto si possono visitare diversi kibbutz, le comuni agricole nate nei primi anni Cinquanta, come quello di Sde Boker, nel deserto del Negev, dove visse gli ultimi anni della sua vita il primo ministro Ben Gurion, oggi trasformato in un'oasi dove si vive di agricoltura ma soprattutto di turismo grazie alla spa e ai piccoli bungalow in affitto, dove si possono ammirare le colture di Mirra, la pianta aromatica tipica del Medio Oriente, diffusa in Kuwait e in Sudan, che da queste parti era sparita ma è stata reintrodotta in questi anni, o come gli enormi Baobab cresciuti nel deserto grazie alla cura e alle tecniche agronomiche degli agricoltori del Kibbutz.

E poi si incontra Masada, le rovine della fortezza del Re Erode, in cima alla montagna, simbolo della resistenza degli ebrei contro i romani nel 73 a.C., oggi candidata a entrare nel patrimonio dell'umanità dell'Unesco e dove, nei periodi estivi, con lo sfondo del deserto del Negev, si svolgono suggestivi spettacoli dal vivo di Opera lirica.

Continuando la strada verso l'estremo Sud di Israele si percorre la wine route nel Negev, la strada dei vini dove si incontrano diverse aziende vitivinicole, come ad esempio Carmey Avdat Farm, che sono sorte in quest'area desertica, grazie alla tenacia e alla capacità dei viticoltori locali che sono riusciti a far attecchire, nel deserto, le piante della vite e - grazie alla irrigazione a goccia e agli impianti di desalinizzazione dell'acqua di mare - a farle crescere tanto da produrre ottimi vini rossi e bianchi.

Scendendo verso la città costiera di Eilat si attraversano il monte Negev e la riserva naturale e geologica di Makhtesh Ramon con l’omonimo cratere dal quale, deviando per qualche chilometro dalla strada asfaltata e avventurandosi nei sentieri poco battuti, magari su una jeep, accompagnati da una guida naturalistica locale, non è difficile arrivare a delle Antiche oasi e ai resti dei Caravanserraglio, gli “alberghi” dell'antichità che venivano utilizzati per la sosta dalle carovane che attraversavano il deserto.

Eilat è nell'estrema punta a sud di Israele. Un lembo di terra che dà sul Mar Rosso, dove da un lato vedi il confine con la Giordania. E dall'altro, a pochi chilometri di distanza, l'Egitto. Eilat sembra un pezzetto di Florida. Miami Beach piantata nel mezzo del Mar Rosso. Un'oasi di Occidente, grandi alberghi, palme, mall e fast food, circondata dal mondo arabo, dal mare e dal deserto. Trascorrere qualche giorno qui in questo periodo dell'anno può essere davvero riposante. La temperatura è mite e non è eccessivamente caldo come d'estate. Si può fare il bagno nelle ore assolate anche senza muta. Il posto ideale per fare sport di resistenza – qui si svolge l'Israman, la gara di triathlon lungo più importante di Israele – e le immersioni subacquee.

La settimana ideale in un tour di Israele d'inverno non può non terminare a Tel Aviv. La città balneare del mediterraneo, con i suoi 1.200 dance bar e la sua vivace vita notturna è il completamento di un viaggio indimenticabile, in un paese ricco di culture e di inventiva. Tel Aviv, la città “che non dorme mai”, il suo mare, i suoi hotel e i suoi locali da ballo è un po' il simbolo di una nazione che, nonostante tutto, tra mille difficoltà, si sforza di guardare avanti. Al futuro.

Ilmare di Tel Aviv rispetto a Eilat in inverno è più mosso: ci sono onde alte che ricordano l'Oceano. Tanti giovani dal mattino presto si gettano nelle sue acque con le tavole da surf e la muta. Restano fermi in attesa, distesi sulle loro tavole. Lunghi minuti che sembrano ore. In attesa dell'onda migliore da cavalcare che arriverà. Prima o poi.

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