Domenica

Todorov tra letteratura e storiografia

Il commento

Todorov tra letteratura e storiografia

Tzvetan Todorov  (Epa)
Tzvetan Todorov (Epa)

La morte ieri di Tzvetan Todorov forse parla a noi, della nostra condizione culturale, meglio dello stato di salute della nostra condizione culturale. È giusto che tutti noi oggi ricordiamo il contributo di riflessione che soprattutto a partire dall'inizio degli anni '90 Todorov ha dato a tutti noi in relazione al tema dei totalitarismi e della questione del male.

L'omaggio è sincero e assolutamente pertinente. È verissimo sottolineare e ricordare quanto oggi gran parte della riflessione storiografica deve agli studi di Todorov. Ma è anche giusto e opportuno ricordare, o almeno non dimenticare, che gran parte di quegli studi, di quella sensibilità non derivi da uno studioso di storia, da uno storico, ma da un teorico della letteratura, che alle spalle prima quegli studi hanno un lungo periodo, che corre tra metà anni '60 e fine anni '80, in cui Todorov impegna risorse, energie, tutta l'intelligenza di sui dispone a scavare intorno a come i testi letterari lavorino nel vissuto di noi lettori.

Un profilo che fa propria e rilancia una grande lezione di Roland Barthes: la lettura è un'azione che stimola gli strati profondi dell'immaginario del suo lettore. Ovvero il fatto che al centro dell'atto della lettura non ci è perciò il testo, ma gli effetti che questo ha sul lettore che lo legge.

È un percorso che Todorov costruisce attraverso la sua breve ma fulminante monografia sulla letteratura fantastica; che prosegue poi nell'indagine intorno a Michail Bachtin, il grande teorico della letteratura che ci ha avvicinato al romanzo moderno a partire da Gargantua in maniera completamente rinnovata, per approdare infine al saggio sulla conquista dell'America dove Todorov sulla scorta di un grande etnologo, Nathan Wachtel e del suo libro pionieristico La vision des vaincus (Gallimard 1971), per la prima volta fa parlare i nativi d'America che vedono arrivare noi dal mare e dunque raccontare la storia da un punto di vista rovesciato rispetto a quello tradizionalmente consolidato.

Riflettere oggi su ciò che abbiamo perduto con la scomparsa di Todorov, in breve, significa scavare intorno alla condizione di crisi in cui si trova oggi la storiografia (tema su cui con precisione ha scritto pochi giorni fa Emilio Gentile sul Domenicale), disciplina che deve la sua riflessione a sollecitazioni, tributi, indagini che non nascono al suo interno, ma che arrivano da altre discipline: dalla teoria della letteratura , come nel caso di Todorov, ma anche dalla medicina, un campo assolutamente estraneo alle discipline umanistiche. Che cosa sarebbe oggi la lettura dell'immaginario moderno contemporaneo, intorno agli incubi e ai sogni senza gli studi e le suggestioni di Jean Starobinsky di cui si veda ora per esempio L'inchiostro della malinconia?

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