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    Dossier | N. 2 articoliSpeciale Oscar 2017

    Colpo di scena agli Oscar: «Moonlight» vince come miglior film. A «La La Land» 6 statuette

    Moonlight
    Moonlight

    Un finale che nessuno avrebbe potuto prevedere: «Moonlight» di Barry Jenkins ha vinto l'Oscar come miglior film dell'89ª edizione degli Oscar, superando la concorrenza del favorito «La La Land». Al di là di una vittoria già sorprendente di per sé, ancora più incredibile è stato il modo in cui è arrivata. Warren Beatty e Faye Dunaway hanno annunciato «La La Land» come vincitore del premio principale della serata e, soltanto dopo che i produttori del musical sono saliti sul palco per ritirare il prestigioso riconoscimento e iniziare il discorso di ringraziamento, è arrivata la clamorosa smentita e l'annuncio che «Moonlight» era il film da premiare (Beatty ha dichiarato che gli era stata data la busta sbagliata, con scritto il nome di Emma Stone come miglior attrice protagonista per «La La Land»). Una conclusione della cerimonia a dir poco scioccante e che, indubbiamente, verrà ricordata per moltissimi anni. PriceWaterhouseCooper, la società che si occupa del conteggio dei voti agli Oscar, ha annunciato di aver aperto un'inchiesta sull'errore.

    «La La Land», invece, si è guadagnato sei Oscar, tra i quali svetta quello per il miglior regista andato a Damien Chazelle (classe 1985), il più giovane di sempre a ottenere questo riconoscimento.
    Il musical ha inoltre vinto il premio per la miglior attrice protagonista (Emma Stone) e quattro Oscar tecnici: dalla fotografia alla colonna sonora, passando per la miglior canzone originale e la scenografia.
    Nella categoria del miglior attore protagonista ha meritatamente trionfato Casey Affleck, straordinario in «Manchester by the Sea» di Kenneth Lonergan, film che ha anche svettato per la miglior sceneggiatura originale.

    Come da pronostici, inoltre, la statuetta per la miglior attrice non protagonista è andata a Viola Davis, intensa più che mai in «Barriere» di Denzel Washington.
    Niente da fare, purtroppo, per «Fuocoammare» di Gianfranco Rosi nel gruppo dei migliori documentari: anche in questo caso le previsioni hanno avuto ragione e ha vinto «O.J.: Made in America», monumentale documentario di quasi otto ore, diretto da Ezra Edelman e incentrato sul caso O.J. Simpson.

    Una soddisfazione tutta italiana arriva invece nella categoria per il miglior trucco, dove Alessandro Bertolazzi e Giorgio Gregorini (insieme a Christopher Allen Nelson) hanno trionfato per «Suicide Squad» di David Ayer.

    Praticamente scontato il successo di «Zootropolis» della Disney come miglior lungometraggio d'animazione, mentre il miglior corto d'animazione è il bellissimo «Piper» della Pixar, diretto dal canadese di origini italiane Alan Barillaro. Come miglior corto in live action, invece, ha avuto la meglio l'ungherese «Sing» di Kristof Deák e Anna Udvardy.


    Tra i film stranieri l'iraniano «Il cliente» di Asghar Farhadi ha superato il testa a testa con il tedesco «Vi presento Toni Erdmann» di Maren Ade: Farhadi non era presente alla cerimonia e in una lettera ha spiegato la sua assenza e protestato contro la chiusura delle frontiere decisa da Trump nei confronti di sette paesi a maggioranza musulmana (tra cui l'Iran).

    Un riconoscimento fortemente politico è anche quello per il miglior corto documentario, andato a «The White Helmets» di Orlando von Einsiedel, un film sugli scontri in Siria che ha fatto molto parlare di sé negli ultimi giorni perché le autorità statunitensi per l'immigrazione hanno vietato l'ingresso in America al direttore della fotografia Khaled Khateeb, siriano di ventuno anni.

    Oscar, i vincitori

    Da segnalare inoltre che l'Oscar per il miglior sonoro e quello per il miglior montaggio sono andati a «La battaglia di Hacksaw Ridge» di Mel Gibson, quello per il montaggio sonoro a «Arrival» di Denis Villeneuve, quello per i migliori costumi a «Animali fantastici e dove trovarli» di David Yates e quello per i migliori effetti speciali a «Il libro della giungla» di Jon Favreau.

    Infine, va sottolineato che in questa edizione degli Oscar fortemente connotata politicamente, il conduttore Jimmy Kimmel ha voluto ironizzare contro Donald Trump fin dalle primissime battute della serata, facendo riferimento anche ai commenti del neopresidente americano contro Meryl Streep, definita da Trump una delle «attrici più sopravvalutate di Hollywood» e che quest'anno si è guadagnata la ventesima nomination della sua carriera per «Florence» di Stephen Frears.

    Oscar con gaffe, 6 premi a La La Land

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