Domenica

In principio era Amadeus

Musica

In principio era Amadeus

  • –Flavia Foradini

naturalmente la musica che permea Salisburgo, e le conferisce unicit. La senti e la respiri ovunque, nelle sue stradine e nelle sue piazze di impronta barocca. una sorta di motore che pare muovere tutti gli ingranaggi di questa citt circondata da monti e laghi.

All’origine c’ ovviamente Mozart. Ma nel tempo tutta la musica ad aver conquistato questo centro alpino da 150mila abitanti, facendone un fulcro di livello internazionale.

Dall’inverno all’autunno, il testimone viene passato dalla Mozartwoche al Festival di Pasqua, dal Festival di Pentecoste al Festival di Salisburgo, con il basso continuo del Mozarteum, attivo tutto l’anno come scuola di formazione ma anche come ente di ricerca: Qui sembra che l’arte in generale e la musica in particolare siano un bisogno quotidiano per tutti. Hai la possibilit di muoverti in un humus artistico fra i pi eccelsi, e ti fa sentire bene, ti fa sentire a casa, dice Cecilia Bartoli, sovrintendente dei Pfingstfestspiele, l’istituzione musicale che quest’anno, assieme agli Osterfestspiele, compie 50 anni. Due festival voluti nel 1967 da Herbert von Karajan, che ha legato il proprio nome a tutta un’era salisburghese e ha contribuito in modo determinante al successo di quello che ormai un brand.

Bartoli non l’unica italiana ad aver trovato dimora a Salisburgo. Nel tempo vi hanno lasciato la loro impronta tanti nostri connazionali, a cominciare da Toscanini, che negli anni 30 del Novecento impresse forti impulsi ai Salzburger Festspiele, prima di dire no agli occupatori nazisti, e andarsene. In questo 2017, al festival estivo torner come sovrintendente un altro artista con radici italiche: il 57enne pianista austro-italiano Markus Hinterhuser, e ci saranno Riccardo Muti per un’Aida gi esaurita, Salvatore Sciarrino e Giacinto Scelsi.

l’internazionalit a tutto campo a essere tuttavia dominante a Salisburgo, che attorno alla musica ha costruito un’offerta artistica pregnante. Le statistiche esternano con orgoglio che un visitatore tipico dei Salzburger Festspiele vede in media 4 spettacoli e lascia in citt quasi 3mila euro fra ingressi, alberghi e ristoranti, ma sono pi riservate sui numeri delle transazioni di opere d’arte, soprattutto contemporanee, allacciate nel riserbo di fiorenti gallerie. A fianco della musica, quella dell’aggancio all’arte del nostro tempo infatti un’ulteriore impresa riuscita a Salisburgo, fin dagli anni 50, quando Oskar Kokoschka decise di aprire nella Fortezza cittadina una scuola d’arte estiva, e fece scoprire la regione a mercanti e collezionisti.

Ancora nell’ottica di un’integrazione fra musica classica e arte moderna, nel tempo la citt ha invitato a Salisburgo fra gli altri Mario Merz e Anthony Cragg, Anselm Kiefer e Marina Abramovic, Markus Lpertz e Erwin Wurm, per produrre installazioni site specific , che ora punteggiano i suoi spazi pubblici, mentre un parco di sculture espone a rotazione le 8mila opere della collezione Wrth.

Dall’altopiano roccioso che domina il quartiere festivaliero, l’essenziale edificio bianco del Museum der Moderne sta preparando una personale estiva di William Kentridge, e non un caso, visto che l’artista, scenografo e regista sudafricano gi si aggira in citt, perch firmer l’allestimento di Woyzeck di Alban Berg.

una sinergia fortemente voluta, quella fra musica e arte: settori che assieme al turismo invernale hanno generato l’anno scorso 26 milioni di pernottamenti nella regione, grazie a un target che non conosce ristrettezze e ama mescolarsi per qualche giorno al peculiare microcosmo di artisti di primo piano ingaggiati dai vari festival, a portata di sguardo nella Getreidegasse, al Caff Tomaselli o al ristorante Blaue Gans, o, fra una prova e l’altra, in qualche club nautico sulle rive del Mondsee o del Fuschlsee o sulle piste d’alta montagna.

Nonostante la piccolezza e l’affollamento del suo centro, la citt offre discrezione e tanta quiete. Basta abbandonare i percorsi battuti, per entrare in spazi silenziosi e deserti, e trovarsi immersi nella vegetazione: Salisburgo tagliata dal fiume Salzach e su entrambi i lati sovrastata da erti colli su cui si arrampicano viottoli o scale che ti portano subito nel verde accogliente di alberi centenari, dentro quinte sonore fatte di cinguettii, e magari anche del frinire di grilli e cicale. E pu capitare di vedere qualche mucca al pascolo, l, dietro al Mnchsberg, a due passi dal cuore della citt.

Un idillio urbano assai amato da orchestrali e concertisti, registi, scenografi, coreografi, attori, e progettisti di suoni e luci, che convergono da ogni dove: una folla di 3.600 creativi, che affittano ville e appartamenti, e se se ne innamorano, comprano. Indifferente alle perturbazioni finanziarie, negli ultimi cinque anni il mercato immobiliare ha impennato i prezzi del 35 per cento.

Per i salisburghesi, per gli autoctoni, popolo tendenzialmente conservatore e con bui e perduranti trascorsi nazisti, ma che al ballottaggio delle elezioni presidenziali del 4 dicembre scorso ha votato l’ecologista Van der Bellen, lasciando al palo l’ultradestrorso Norbert Hofer, il jet set del mondo dell’arte parte della quotidianit e spesso fonte di lavoro: oltre due terzi della popolazione attiva occupata nel settore dei servizi. Ufficialmente disseccato da quando l’Austria ha deciso di limitare via via il segreto bancario, invece il rivolo carsico dei depositi degli evasori fiscali tedeschi, che per decenni hanno acquattato i loro capitali in banche e banchette della zona. Ma quella ormai acqua passata, dicono in citt: al futuro che bisogna guardare.

Per s Salisburgo ha deciso che nei prossimi anni vorr essere risolutamente glocal: da un lato mantenendo saldamente il proprio posto in prima fila come magnete musicale globale, perch arte e cultura restano un fattore strategico, a cominciare dall’asso pigliatutto Mozart, e dall’altro puntando sul potenziamento anche tecnologico della dimensione locale. In ricerca e innovazione gi si investe l’1,5% del Pil regionale, per rispetto alla media nazionale del 3% si ancora troppo in ritardo. Cos, riuniti in sessione plenaria, sindaci e assessori del Land hanno appena stilato 119 punti per il futuro di Salisburgo: Il nostro motto per i prossimi anni sar regionalit - dice per tutti l’assessore Josef Schwaiger -, nel XX secolo la chiave di volta dell’economia era la raggiungibilit attraverso adeguate reti stradali, nel XXI secolo l’infrastruttura portante la banda larga e su quella intendiamo investire a tappeto. L’idea che ogni agricoltore di montagna, ogni allevatore, ogni gestore anche del pi piccolo e sperduto B&B, sia agganciato al grande mondo. Per essere qui e ovunque allo stesso tempo.

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