Domenica

La Costituzione delle donne

Le 21 dell'assemblea del '46

La Costituzione delle donne

Teresa Mattei, che tra le 21 delle costituenti era la più giovane  (aveva 25 anni),  nel 2006 a Montecitorio per celebrare i 60 anni dell’Assemblea Costituente. (Ansa)
Teresa Mattei, che tra le 21 delle costituenti era la più giovane (aveva 25 anni), nel 2006 a Montecitorio per celebrare i 60 anni dell’Assemblea Costituente. (Ansa)

Quanti sono in grado di ricordare, se non tutti i ventuno nomi delle nostre Costituenti, almeno dieci di loro? La risposta è scontata, persino tra gli addetti ai lavori. Volendo poi spingersi oltre i nomi, e soffermarsi sulle azioni legislative, le battaglie e i dibattiti parlamentari che pure hanno cambiato il corso della nostra storia, o hanno contribuito a farlo, le probabilità calano ancora. Per questo è meritoria ab origine la decisione di Grazia Gotti di dedicarsi a una ricerca sulle donne che furono elette all’Assemblea Costituente nel 1946.

Il libro, suddiviso per aree geografiche di provenienza delle “deputatesse” - come allora venivano chiamate le nove comuniste, nove democristiane, due socialiste, una del Fronte dell’Uomo Qualunque - offre una ricostruzione agile delle biografie di queste protagoniste e del loro tempo che non era precisamente propizio per le donne, salvo che non fossero stra-ordinariamente capaci, volitive, lungimiranti. Tratti che accomunano tutte loro, diversamente dal censo, dalla formazione, dal modo di vivere.

La fiorentina Bianca Bianchi, per esempio, era una socialista di origini umili: il padre fabbro morì quand’era bambina, lei era cresciuta con il nonno contadino e antifascista, poi si era laureata in Storia e aveva fatto la Resistenza. Alle elezioni prenderà il doppio dei voti del capolista Sandro Pertini, per poi occuparsi soprattutto di scuola e di un progetto di legge sui “figli di nessuno”, gli NN come erano segnalati i bambini illegittimi sui documenti. Politicamente chiude la sua parabola a Firenze da vicesindaco: in molte si dedicano all’amministrazione dei propri paesi e città, a fine carriera.

Anche Maria Maddalena Rossi sarà la prima cittadina di Portovenere, nel 1970 (era originaria di Codevilla, in provincia di Pavia). Nel ’46 si batte con forza per due cause disperate, vista la sensibilità dell’epoca: l’ingresso delle donne in magistratura e il riconoscimento giuridico della violenza sessuale. Bisogna aspettare molto tempo per vedere accolti i principi per cui questa “deputatessa” comunista - una chimica sposata con un collega - lotta trovando un muro invalicabile (incluso quello del futuro presidente della Repubblica Giovanni Leone che si esprime contro l’emendamento “pro donne in magistratura” proposto da Rossi e Teresa Mattei, la più giovane delle costituenti, un’altra fiorentina). Ma a volte anche le sconfitte servono ad accelerare processi che altrimenti sarebbero stati ancora più lenti.

È accaduto anche l’inverso: e cioè di una mancata ministra che sarebbe potuta diventare tale nel 1959, ben prima dunque di Tina Anselmi nominata solo nel ’76 (alla quale proprio l’8 marzo sarà intitolata una sala del Ministero della Salute, per iniziativa di Beatrice Lorenzin), ma che invece rinuncia per restare in Trentino e continuare l’attività nel partito e nel micromondo che aveva costruito. Elsa Conci (Elisabetta all’anagrafe), democristiana, liceo a Innsbruck e studi al Conservatorio, fonda una comunità per bambini bisognosi e non vuole abbandonarla. Non è, dunque, una politica d’assalto come per certi versi sembra essere la determinata e metodica collega di partito, l’abruzzese Maria Agamben Federici, coinvolta nella Commissione dei 75 che scrive la Costituzione, sei anni al vertice del Cif (Centro italiano femminile). Già nel ’49, per quantificare il valore economico del lavoro domestico delle donne, faceva compilare dei questionari da far invidia a qualunque società di ricerca di oggi.

Tre torinesi nella rosa dell’Assemblea, tutte e tre comuniste, sono la conferma che Torino è una città speciale dal punto di vista culturale e politico-sociale, osserva Gotti. Teresa Noce ci regala la legge sulla maternità più avanzata d’Europa mentre il destino di Rita Montagnana è legato alla crudeltà di essere “solo” la moglie di Palmiro Togliatti: la sua uscita di scena sarà malinconica, con la preoccupazione costante per la malattia del figlio Aldo. Angiola Minella, di buona famiglia (liceo classico d’Azeglio e laurea in Lettere), è dedita ai bambini: propone una legge per la vaccinazione antipolio e più avanti lavorerà nella commissione igiene e sanità.

La lettura di questi ritratti è piacevole, mai ripetitiva, ma la combinazione tra l’aspetto umano e quello dell’azione politica a volte pende in favore del primo, e in qualche caso si vorrebbe sapere di più. È il richiamo, potente, delle nostre Costituenti.

21 donne all’assemblea
Grazia Gotti,
Bompiani, Milano, pagg. 264, € 14

© Riproduzione riservata