Domenica

Una Bestia fortunata

balletto

Una Bestia fortunata

credit : Olivier Houeix
credit : Olivier Houeix

Dimenticare la famosa maschera della Bestia, fatta di peli incollati uno ad uno sul bel viso di Jean Marais nel film La Belle et la Bête di Jean Cocteau (1946). Accantonare l’immagine del Bestione lanuginoso e con le corna del celebre cartoon di Walt Disney e pure del suo revival per la regia di Bill Condon, ora nelle sale cinematografiche. La Bestia di Thierry Malandain, nell’eponimo balletto tratto dalla fiaba del 1757 di Madame Leprince de Beaumont, è un focoso danzatore dai muscoli di gomma ( Mickaël Conte), dal salto impressionante e qui dalla sofferenza contagiosa, con una calza nera sul volto, mentre il corpo è come zebrato per dare visibilità alla sua natura animale ed istintiva.

Non ci si aspetterebbe di trovare un simile virtuoso in una compagnia periferica, confinata nel Sud della Francia già basca. Invece il Malandain Ballet Biarritz va conosciuto proprio per la bravura dei suoi interpreti neoclassici, ormai per la quarta volta ospiti del Teatro Comunale di Vicenza, e ora nel bel mezzo della sua XXI stagione coreutica, registrando l’esaurito di due sere (quasi 2000 posti). Il plauso unanime premia un linguaggio accademico variegato e spesso attratto dal suolo, una freschezza senza etichette e tanta espressività. Doni speciali per un coreografo non scontato.

Amante della narrazione, Malandain ha tagliato la nota favola settecentesca dove il bello è platonicamente etico, grazie all’afflato di Cocteau e ad un gioco scenografico di comparse e sparizioni, con semplici teli neri, tirati di continuo dal capofila di un terzetto simbolico (arte, amore, etica, crediamo) imbonitore della favola stessa. Così si danza a ridosso di quei teli lasciati anche a metà palco, per far risaltare l’oro della ricchezza come quando, nell’incipit, si balla in costumi d’epoca preziosi. Ma da quei teli si sbuca pure a terra, per le scene di grigia povertà in severi costumi - è l’indigenza in cui è caduto il padre di Bella con le altre sue due figlie che battono i pugni sulle cosce: pretenziose. Oppure: in quegli stessi teli scuri ci si attorciglia per lasciar passare il tempo…, per salutare Bella quando torna dalla sua orribile creatura da redimere con l’amore.

Sempre o quasi seguita, ma in quadri limitrofi, da una piccola troupe di “zebrati”, e posseduti da ansimante furore all’unisono, la Bestia è fortunata: Bella è un sogno di ballerina, (Claire Lonchampt); alta e avvenente, si muove con grazia e risolutezza. Molto ben costruito il rapporto in crescendo tattile dei due: la ritrosia di lei, le violenze di lui, il donarsi senza speranza, lo stendersi sulle ginocchia feroci slanciando un piede che funge da perno per uno strano giro, e quel bacio nascosto dai tendaggi, preludio al finale in abbacinante trionfo dell’oro. Via la trappola del viso, spunta il magnifico ballerino ex-Bestia e tutti sono o tornano immersi in luci e abiti del metallo più prezioso, compreso il padre di Bella (Frederik Deberdt), da ricordare per la scattante precisione tecnica, per la metaforica caduta da cavallo (un ballerino mascherato da puledro dal balzo fiero) e subito dopo la fuga dal castello della Bestia, per una delle scene simboliche del balletto. Qui è l’uomo- animale ad imbattersi in un cavallo nell’amore, nella rosa, nella chiave, nello specchio e nel guanto -, tutti ballerini scintillanti in maschere, marsine o ricami nivei. Il padre aveva già scelto la rosa da portare a Bella.

Per fortuna i rimandi mitologici a Cocteau non intralciano la fisicità della coreografia e si ammirano come apparizioni mobili. Stessa sorte, anche se forse qua e là più pedante, per il terzetto iperclassico formato da artista, etica e amore: piccolo “teatro nel teatro” che va e viene spesso prima e dopo ogni quadro, si abbraccia, si inebria, sino a ricoprire il palco di un irreale telo d'oro. Fiaba uguale menzogna o sogno? Chissà. Se Thierry Malandain non avesse scelto con ammirevole orecchio musicale la Patetica, la Quinta: due sinfonie di Čajkovskij intrecciate all' ouverture-fantasia Hamlet e al valzer da Onegin, il suo balletto non scorrerebbe così accattivante, fascinoso.

La Bella e la Bestia, Malandain Ballet Biarritz, Teatro Comunale Vicenza. Attende Life./Vita, Balletboyz, 23 marzo.

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