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L’aldilà da Omero a Dante

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L’aldilà da Omero a Dante

Per la mitologia greca, Ade era il fratello di Zeus e il dio degli inferi. I latini lo chiameranno Plutone. Quando noi parliamo di inferno, intendiamo ancora oggi un mondo oscuro, sotterraneo; per gli antichi romani “infernus”, prima di avere un significato cosmologico, era un aggettivo indicante qualcosa di situato più in basso di uno spettatore, o posto sotto di lui. Nel tempo in cui Paolo scrive nella Lettera ai Filippesi “nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra” (2,10), l'inferno era già costruito e funzionante. E stava, appunto, in basso.

Dante descriverà nella “Commedia” da par suo le pene che i peccatori sono tenuti a scontare in quel terribile luogo; nel VI libro dell'”Eneide” Virgilio fa scendere Enea negli inferi, e l'eroe troiano si trova accerchiato dalle ombre. Tra esse riconosce volti di persone conosciute a suo tempo. Il greco Orfeo, assicura la mitologia, giunge anch'egli negli inferi per riprendere la sua Euridice e da questa storia nasceranno opere e operette. Anche Cristo visita gli inferi. Si legge nel “Catechismo della Chiesa Cattolica”: “Gesù ha conosciuto la morte come tutti gli uomini e li ha raggiunti con la sua anima nella dimora dei morti. Ma egli vi è disceso come Salvatore, proclamando la Buona Novella agli spiriti che vi si trovavano prigionieri”.

Gli antichi collocavano l'inferno nella parte estrema dell'Occidente, dove anche il sole sembra scendere sotto terra durante la notte. I greci rivelarono i fiumi che qui scorrono: Stige, Acheronte, Piriflegetonte e Cocito; il commediografo Aristofane nelle “Rane” parla di un lago di fango, il medesimo che Dioniso, anch'egli penetrato negli inferi, incontrò. Platone, in uno dei suoi più celebri dialoghi, il “Fedone”, partendo da Omero descrive anche geograficamente il luogo dove le anime si recano quando la vita finisce.

E precisa qualcosa che poi il cristianesimo puntualizzerà ulteriormente: “E dopo che i morti pervengono là, dove ciascuno è condotto dal suo demone, vengono giudicati, in primo luogo, quelli che sono vissuti bene e santamente e quelli che no. E coloro che risultano essere vissuti né bene né male, arrivati alle rive dell'Acheronte, salgono su barche che sono lì pronte per loro e su queste giungono alla palude. Qui arrivati, rimangono a purificarsi e a espiare le loro colpe…”. Eccetera è il caso di aggiungere. Platone diventa meticoloso, nei passi successivi, con i buoni e con quelli che non sono stati tali.

Quest'ultima narrazione e molte altre si possono leggere in una fascinosa raccolta di testi, presentati da Laure de Chantal: “Bibliothèque classique infernale. L'au-delà d'Homère à Dante”. E' appena uscita per Les Belles Lettres di Parigi (pp. 488, euro 29,50). Vi trovate, tra gli altri, Orazio e Lucrezio ma anche Plutarco e i grandi tragici; soprattutto scoprirete che l'Ade o inferno che dir si voglia è stato costruito lentamente, di autore in autore. Soffrendo.

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