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Tanta azione e grande ritmo in «John Wick 2»

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Tanta azione e grande ritmo in «John Wick 2»

«John Wick 2» di Chad Stahelski
«John Wick 2» di Chad Stahelski

Raramente un sequel riesce a superare il film originale: è il caso di «John Wick 2», seguito del lungometraggio del 2014 che, sorprendentemente, è uno dei titoli più interessanti del weekend in sala.

Il sicario interpretato da Keanu Reeves è costretto a rimettersi in gioco a causa di un ex socio che trama di prendere il controllo di un'oscura organizzazione internazionale.

Forte di un ottimo successo al box office americano, «John Wick 2» si meriterebbe di conquistare anche quello italiano, perché di film d'azione di questo tipo – pur con tutti i limiti del caso – se ne vedono davvero sempre meno.

La forza di quest'operazione sta, in particolare, nell'unire un gusto vintage che guarda ai classici del genere degli anni Ottanta (la saga di «Arma letale», in primis) a un'estetica modernissima che fa riferimento ai videogiochi sparatutto e alle graphic novel.

Il regista Chad Stahelski, già autore del precedente capitolo, ha dimostrato notevole ambizione nel dirigere questo film decisamente più profondo dell'originale, più lungo e stratificato, che si segnala positivamente anche per un notevole ritmo e per alcune sequenze d'azione girate alla perfezione.

Certo, il soggetto sa di già visto e la struttura narrativa è indubbiamente banale, ma il coinvolgimento resta comunque altissimo e il divertimento – per i fan del genere in particolare – è assicurato.

Keanu Reeves, inoltre, si conferma del tutto a suo agio nei panni del protagonista e la conclusione lascia ampiamente spazio a un futuro terzo capitolo.

Tra le novità in sala c'è anche «La bella e la bestia» della Disney.

Si tratta di un remake in live action del classico del 1991, di cui riprende trama e situazioni, unendo qualche sterile tentativo di scavare più a fondo nella psiche dei personaggi.

È un adattamento studiato a tavolino per fare incassi, fiacco nella messinscena e vittima di una scrittura grossolana e piena di momenti retorici e perfino patetici.

Più sbadigli che emozioni genera questa pellicola priva di magia, che conferma il brutto momento di carriera di Bill Condon, già regista di due capitoli della saga di «Twilight» e un tempo capace di colpire nel segno con film come «Demoni e dei» del 1998.

Infine, una menzione purtroppo negativa per «The Ring 3».

Terzo capitolo della saga americana iniziata nel 2002 da Gore Verbinski (il suo film era un remake dell'originale giapponese del 1998) e proseguita dal nipponico Hideo Nakata (regista dei film originali) nel 2005. Se già quest'ultimo era un prodotto di scarso fascino, con questo terzo episodio si è toccato il fondo a causa di una sceneggiatura incoerente, di dialoghi degni di una recita amatoriale e di un'estetica priva di motivi di interesse. Come se non bastasse, ci si annoia molto e non ci si spaventa praticamente mai. Da evitare con cura.

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