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Per «Elle» una straordinaria Isabelle Huppert

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Per «Elle» una straordinaria Isabelle Huppert

(IPP/GB)
(IPP/GB)

Settantanove anni e non sentirli: è questa l'età di Paul Verhoeven, regista olandese noto per film come «Robocop» e «Starship Troopers», che continua a sorprendere con pellicole sempre interessanti e diverse l'una dall'altra. Il suo ultimo lavoro, «Elle», è il grande protagonista del weekend in sala e arriva nei nostri cinema dopo aver ottenuto diversi riconoscimenti importanti, dal Golden Globe come miglior film straniero al titolo di miglior pellicola francese dell'anno ai César.

Buona parte della forza della pellicola è da attribuire alla sua straordinaria protagonista: Isabelle Huppert. L'attrice transalpina interpreta Michèle, una donna cinica e sicura di sé che dirige un'azienda di videogiochi. Quando viene assalita da uno sconosciuto all'interno della sua abitazione, la sua vita potrebbe prendere una piega totalmente inaspettata.

Ispirato al romanzo «Oh» di Philippe Djian, «Elle» è il quindicesimo lungometraggio firmato Verhoeven: la sua filmografia è sempre stata segnata da generi diversi e questo suo nuovo lavoro ne possiede numerosi perfino al suo interno. Dal thriller al grottesco, dal dramma alla commedia, «Elle» è una pellicola che sorprende per la facilità con cui passa da un registro all'altro e per la capacità di colpire nel segno fin dal notevolissimo incipit.

Nonostante il soggetto faccia presagire un film cupo, la pellicola intelligentemente non si prende troppo sul serio e punta sul sarcasmo per mettere a nudo i lati più oscuri della borghesia che descrive. Sembra di assistere a un lavoro di Chabrol, mentre scorrono le immagini e i dialoghi si fanno sempre più taglienti e incisivi; invece è Verhoeven che è riuscito, ancora una volta, a reinventarsi e a creare un lungometraggio coinvolgente e originale.
Alcuni passaggi risultano un po' ridondanti, ma la forza della sceneggiatura riesce a nasconderli e a farli dimenticare in fretta. Oltre alla Huppert (premiata con il Golden Globe per la sua interpretazione), anche il resto del cast è davvero efficace.

Si prende invece troppo sul serio «La cura dal benessere», ultima fatica di Gore Verbinski. Il regista di «The Ring», «Rango» e dei primi capitoli della saga dei «Pirati dei Caraibi» racconta la storia di un giovane e ambizioso dipendente che viene mandato in Svizzera per riportare a casa il capo della sua azienda, che soggiorna in un misterioso centro benessere. Ben presto si accorgerà che nell'istituto succedono fatti particolarmente inquietanti.

C'erano grandi aspettative per questo thriller che punta su atmosfere angoscianti e sulla suspense, ma, seppur non manchino diverse buone intuizioni visive, il risultato è inferiore a quanto ci si poteva attendere.
Verbinski ha certamente talento, ma la sua pellicola si perde in una sceneggiatura spesso macchinosa e in una durata complessiva a dir poco eccessiva (146 minuti). Con maggiori tagli e diverse sequenze in meno, avrebbe realizzato un prodotto più accattivante e dotato di un ritmo quantomeno accettabile. Peccato.

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