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L'intensa opera prima «17 anni (e come uscirne vivi)»

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L'intensa opera prima «17 anni (e come uscirne vivi)»

Un'opera prima di notevole maturità: tra le novità in sala di questa settimana, sorprende e si segnala positivamente il film americano «17 anni (e come uscirne vivi)», esordio della regista Kelly Fremon.
La protagonista Hailee Steinfeld, scoperta dai fratelli Coen con «Il Grinta» (2010), interpreta Nadine, una diciassettenne che vede crollare tutte le sue certezze quando scopre che la sua migliore amica sta frequentando segretamente suo fratello.

Quella che a prima vista potrebbe apparire come una superficiale commedia ambientata tra i banchi del liceo, è in realtà una pellicola di buona sensibilità, che tratta la non semplice età dell'adolescenza con un registro dolceamaro piuttosto originale.

Nonostante alcuni passaggi narrativi possano apparire un po' furbi, il film ha una buona fluidità drammaturgica e riesce a coinvolgere per quasi tutta la durata.

Più del disegno complessivo, colpiscono soprattutto i personaggi, a partire da una protagonista credibile e ben interpretata da Hailee Steinfeld: la sua Nadine è una ragazza piena delle classiche insicurezze dell'età che racconta, che ha convissuto con un fratello che non è mai riuscita a capire e si è appoggiata da sempre a un'amica che credeva sarebbe sempre stata al suo fianco.

Da notare anche diversi dialoghi capaci di colpire nel segno e l'efficace interpretazione di Woody Harrelson nei panni di un professore. Niente male davvero.

Non è un'opera prima ma un'opera seconda «Il permesso – 48 ore fuori», nuova prova dietro la macchina da presa per Claudio Amendola dopo «La mossa del pinguino».

48 ore di permesso: è quanto viene concesso a quattro carcerati (Luca Argentero, Claudio Amendola, Valentina Bellè e Giacomo Ferrara) prima che debbano rientrare fra le mura di Civitavecchia. Due giorni per provare a ritrovare un contatto con ciò che hanno lasciato prima di finire nuovamente in galera.

Scritto da Amendola insieme a Giancarlo De Cataldo e Roberto Iannone, «Il permesso – 48 ore fuori» è un discreto thriller-noir di casa nostra, dotato di un buon ritmo e di un ottimo soggetto di partenza.

Dopo una prima parte di pregevole fattura, il film cala un po' alla distanza, la presenza della musica si fa troppo invasiva e non tutte le storie finiscono con la giusta incisività.

Imperfetto, ma comunque capace di interessare, è un lungometraggio che, per lo stile adottato, segue la scia di «Suburra», pellicola in cui Amendola era uno dei protagonisti.

Infine, una menzione totalmente negativa per «Ghost in the Shell» di Rupert Sanders con Scarlett Johansson.

L'attrice interpreta un singolare ibrido umano-cyborg a capo di una task force in grado di sventare terribili piani criminali. Grazie alle sue capacità fuori del comune, è l'unica in grado di scovare e affrontare un nemico capace di insinuarsi nelle menti cibernetiche, fino ad assumerne il completo controllo. Mentre si prepara allo scontro, scoprirà un'importante verità sul suo passato…

Scritto da James Moss, il film è l'adattamento dell'omonimo manga di Masamune Shirow del 1989, da cui aveva già preso spunto uno dei titoli d'animazione più importanti degli anni Novanta: «Ghost in the Shell» di Mamoru Oshii del 1995.

Bastano pochi minuti per capire come questo rifacimento sia distantissimo dal lungometraggio precedente. Alla filosofia e al fascino ambiguo del film di Oshii, si sostituisce una pellicola che vuole essere esplicita a tutti i costi, piena di dialoghi didascalici e di sequenze d'azione incapaci di stupire.

Anche gli effetti speciali non trasmettonomai alcuna meraviglia e il risultato è un prodotto di cui non si sentiva alcun bisogno, noiosissimo, sciocco e privo di alcun momento da ricordare.

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