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Gran duello d'attori in «Piccoli crimini coniugali»

Cinema

Gran duello d'attori in «Piccoli crimini coniugali»

Piccoli crimini coniugali
Piccoli crimini coniugali

Una vera e propria sfida tra due dei più importanti interpreti del nostro cinema è al centro di «Piccoli crimini coniugali», film tra i più attesi del weekend in sala: Sergio Castellitto e Margherita Buy sono più intensi che mai in questa pellicola che li vede da soli in scena per l'intera durata. Diretto da Alex Infascelli, «Piccoli crimini coniugali» racconta di un uomo che, dopo aver subito un brutto incidente domestico, torna a casa dall'ospedale completamente privo di memoria. Non riconosce nemmeno sua moglie, che tenta faticosamente di ricostruire la loro vita di coppia, tassello dopo tassello, cercando di nascondere le ombre del loro passato…

Tratto dall'importante e omonima opera di Éric-Emmanuel Schmitt, è un lungometraggio molto fedele al testo di partenza, che potrebbe segnare una svolta nella filmografia di Alex Infascelli. Il regista romano, che aveva iniziato la sua carriera con thriller come «Almost Blue» e «Il siero della vanità», è finalmente tornato al cinema di finzione undici anni dopo l'horror sperimentale «H2Odio» (in mezzo c'è stata la parentesi documentaristica «S Is for Stanley») e chissà che «Piccoli crimini coniugali» non possa segnare un nuovo inizio nella sua vita professionale.

Si tratta di un dramma da camera, ricco di colpi di scena, a tratti un po' statico e derivativo, ma dotato di dialoghi incisivi e capace di coinvolgere nel modo giusto.

A Infascelli manca l'eleganza formale del Polanski di «Carnage» (per citare una pellicola che può venire in mente durante la visione), ma sa comunque gestire bene i tempi di montaggio e i due attori principali fanno il resto. Il risultato è un film italiano diverso dai soliti prodotti che propone il nostro cinema, da seguire con grande attenzione.

Un film da vedere è anche «Libere disobbedienti innamorate – In Between», opera prima di Maysaloun Hamoud.

La trama è incentrate su tre ragazze palestinesi che dividono un appartamento a Tel Aviv: tutte cercano la libertà, l'amore e l'emancipazione.
È una pellicola impegnata, con al centro tre differenti figure femminili che lottano contro la società araba patriarcale e contro il conservatorismo. La solidarietà si trasforma in una chiave per combattere le discriminazioni e la neoregista riesce a trasmettere i suoi messaggi con il giusto rigore narrativo.

La messinscena è un po' acerba e alcuni passaggi risultano piuttosto forzati e ridondanti, ma rimane più di qualche spunto su cui riflettere al termine della visione e, trattandosi di un'opera prima, ci si può tranquillamente accontentare.
Infine, una menzione totalmente negativa per «Il segreto» di Jim Sheridan.
Protagonista è una donna confinata da oltre 50 anni in un ospedale psichiatrico, Roseanne McNulty che sta scrivendo in segreto la sua biografia, dove racconta la sua storia nel corso della Seconda Guerra Mondiale: il matrimonio con un militare nordirlandese, il ricovero, la terribile accusa di infanticidio che le distrusse l'esistenza.

Stucchevole melodramma di scarsa fattura, «Il segreto» conferma il pessimo momento che sta attraversando Jim Sheridan da qualche anno a questa parte (si pensi anche all'insufficiente «Dream House» del 2011). Scritta male e girata peggio, è una pellicola maldestra, poco credibile nella sceneggiatura e priva di alcun interesse.

Anche il cast non è mai intenso al punto giusto: da Vanessa Redgrave a Rooney Mara, tutti gli interpreti recitano nettamente al di sotto delle loro potenzialità. Da evitare.

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